L’Europa è sempre nostra Elia, l’oro della rivincita

Mi presento: «Sono il nuovo Viviani, quello che rischia e non ha paura». Succede a Trentin

Dicevano che quella di ieri sarebbe stata una sfida tra uomini jet, velocisti di rango assoluto, e che tutto si sarebbe risolto con una volata a ranghi compatti o giù di lì.

Dicevano che sarebbe stata una sfida segnata dalla nazionale orange, che correva sulle strade di casa e che schierava il velocista più forte del momento, quel Dylan Groenewegen che anche i bookmakers davano come uomo da battere.

Dicevano che la nostra nazionale avrebbe dovuto correre di rimessa, sperando in un colpo a sorpresa nel finale, e magari, come extrema ratio puntare sulla velocità di Elia Viviani.

Dicevano tante cose, ma alla fine la nazionale di Davide Cassani ha letteralmente lasciato tutti senza parole, mettendo in mostra una superiorità tattica quasi disarmante, scompaginando copioni e carte, a tal punto da togliere punti di riferimento alle squadre dei velocisti.

Il risultato è lì da vedere: Elia Viviani succede a Matteo Trentin al termine di una corsa d'attacco, conclusa con una volata a due vinta dal veronese per distacco, con tanto di dita ad indicare il cielo in ricordo del povero Bjorg Lambrecht, il 22enne belga morto lunedì scorso per una caduta durante il Giro di Polonia (domani a Knesselare si celebrerà il funerale).

La gara è stata a dir poco eccezionale e prende forma a circa 63 km dalla conclusione quando gli italiani danno il via a una spettacolare azione. Tredici corridori in fuga e tra questi quattro dei nostri: Viviani, Trentin, Consonni e Cimolai. Sinfonia azzurra. Tra gli altri, il pericolosissimo Pascal Ackermann e Yves Lampaert (terzo e secondo alle spalle del veronese). Viviani è veloce anche a capire le situazioni e a 25 km dall'arrivo, all'uscita da una curva a sinistra, accelera e se ne va. Lo seguono proprio il tedesco e il belga. L'azione del terzetto è efficace quanto spettacolare. A poco meno di 4 km dal traguardo l'attacco di Lampaert. Ackermann prova a seguirlo, Elia resta passivo, ma quando capisce che il tedesco non ne ha più, parte deciso e ritorna da solo sul belga lasciandosi il tedesco alle spalle. La volata in pratica non c'è. Elia è troppo più veloce di Lampaert.

«Credo che oggi abbiate conosciuto un Elia nuovo, un Viviani che non ha paura di fare la gara dura e che rischia anche ha spiegato l'azzurro fasciato con la maglia a stelle di campione d'Europa -. Ma quando ci sono le gambe è giusto farlo. Con Trentin ci siamo parlati e sapevamo di poter fare una gara dura: abbiamo dato una botta a cinque giri dalla conclusione e si è rivelata la scelta vincente».

Davide Cassani gongola come pochi, e lascia tutto lo spazio ai suoi ragazzi. «Dovevamo essere bravi a cogliere l'attimo, e loro sono stati eccezionali a mettere in pratica quello che avevamo in mente. Ripeto: io scelgo i ragazzi, ma loro fanno. Quanto vale questo titolo continentale? Vale perché fa bene al morale, perché qui in Olanda c'erano tutti i migliori, ma adesso dobbiamo pensare al mondiale (Yorkshire, 29 settembre). Ci manca solo una bella maglia iridata per dare slancio ad un movimento che sta crescendo ed è in salute».

Dicevano che il nostro ciclismo avesse poco da dire: la squadra di Cassani qualcosa ha detto.