Ma non è un'assicurazione sulla panchina

C arlo Tavecchio ha fatto il suo mestiere. Ha aperto un bel paracadute per Giampiero Ventura immaginando così di praticargli una vigorosa puntura di fiducia pubblica alla vigilia del giudizio universale (sfida del 2 settembre a Madrid decisiva per Russia '18). Il ct ha incassato con soddisfazione tradendo forse lo stesso panico che prende lo studente prima dell'esame di laurea: gli pare di non ricordare più niente dopo mesi passati sui libri. Sappia Ventura che questa firma non è l'assicurazione sulla panchina azzurra. Perché nel caso di Nazionale seconda classificata dietro la Spagna si parlerebbe di ct e Nazionale rimandati, con riparazione possibile al culmine dello spareggio previsto tra le migliori seconde. Peggio ancora lo scenario di una eventuale eliminazione. In questo disastroso caso nessuno salverebbe il ct e il suo staff dall'esonero e condannerebbe Tavecchio alla ricerca, affannosa, durante le feste di Natale, di un eventuale successore.

Non è una firma che può mettere al riparo il club Italia e il suo condottiero, semmai una preparazione certosina della sfida con la Spagna scandita fin qui da sconfitte allarmanti (Cardiff). Persino il brivido di camminare sul bordo di un precipizio può tornare utile. Come insegna la tradizione azzurra dei mondiali.

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