"Non vedrò mai Londra ma ci sarò lo stesso Devo vincere per vivere"

Campionessa nel getto del peso, ha perso la vista. "Pensione misera. Le paralimpiadi mi servono"

Nostro inviato a Londra

Cannoncino sorride e gli occhi s'illuminano senza brillare. Cannoncino è felice e arrabbiata al tempo stesso. Cannoncino è dolce. Cannoncino è forte. Cannoncino è cieca.
Non lo era. «Non ho mai visto Londra» dice. «A questo punto credo non la vedrò mai». Sorride. Di nuovo. Carica di un'amarezza da far star male e forte di un'energia che fa pensare. A lei. A noi. Fa pensare a quanto siamo piccoli di fronte agli ostacoli del mondo. A quante volte ci arrendiamo. Cannoncino no. Non si è arresa, non si arrende. Cannoncino è Assunta Legnante e deve alle sue braccia forti quel soprannome affettuoso e i record italiani nel getto del peso tutti suoi, indoor e all'aperto, diciannove e zero quattro, diciannove e zero cinque, roba grossa. Trentaquattro anni, olimpionica di Pechino, braccia cannone che negli anni duemila l'hanno scagliata in vetta all'Italia e all'Europa, è successo in Inghilterra, Birmingham, campionati del 2007, era la capitana azzurra. «Già», sussurra, «Birmingham, Inghilterra, e quella Londra che non vedrò mai… Ma a Londra ci sarò».

Dopo Pechino che cos'è successo?

«Era il 2009, ero in auto, all'improvviso arrivò il buio, all'improvviso mi sono ritrovata in un mondo tutto nuovo, all'improvviso sono rinata in un'altra vita. Dura, molto dura».

Nessuna speranza di recuperare la vista?

«No. Ho fatto tante operazioni, l'ultima a marzo. Niente. Sono interessati i nervi ottici».

È successo senza avvisaglie?

«Sì. Però sono nata con un glaucoma congenito. In pratica una malattia che fa innalzare la pressione oculare. Malattia muta la chiamano, perché anche quando la pressione è alta non si hanno sintomi. Sapendo però di questo, sono sempre stata sotto controllo presso fior di professori. Ho saltato i Giochi di Atene 2004 proprio perché il Coni, all'epoca, non mi diede l'ok. Per fortuna a Pechino sono andata».

Non crede di essersi comportata con lo sport come le mamme che rischiano la vita pur di avere un figlio?

«Poteva capitare in qualsiasi momento però sì, sapevo di rischiare e che un giorno o l'altro sarebbe potuto succedere visto che l'attività fisica alza la pressione oculare. Però proprio perché rischiavo, sono sempre stata sotto controllo. Quando nell'agosto del 2009 si è spento tutto ero ferma da settimane, riposata, tranquilla. Il fatto che non sia accaduto in gara o in allenamento, ecco, mi rasserena».

E adesso di nuovo sport.

«Sì, dopo due anni e mezzo spesi passando da un ospedale all'altro, dopo l'ultimo, inutile, ho ricominciato. E sarò a Londra per i giochi paralimpici. A Torino ho ottenuto la misura…».

Che misura?

«Il record mondiale».

Il mondo dello sport le è stato vicino?

«La Federatletica sì, moltissimo. Anche economicamente».

In che senso?

«Mi hanno aiutato».

Perché, quanto prende di pensione d'invalidità?

«Mi vien da ridere… Sopravvivo… 471 euro al mese. Campiamo in due, io e il mio compagno, Andrea, disoccupato però occupato con me: lui è i miei occhi. Sto rifacendo le pratiche per l'assegno d'invalidità totale… all'epoca l'occhio sinistro vedeva un pochino. Sto dando fondo ai risparmi di una vita. Mi creda, i guadagni dell'atletica non sono granché. Per cui a Londra sarebbe davvero importante conquistare una medaglia… anche due visto che gareggio anche nel disco».

Nel 2007 è stata capitano dell'Italia agli Europei, cosa pensa della pattuglia di azzurre ai Giochi?

«Penso che lo sport sia sempre più donna».

La Pellegrini che ha rinunciato a fare la portabandiera…

«Mai. Ci sarei andata anche in ginocchio».

E la Vezzali…

«Felice per lei. Anche se avrà una bella gatta da pelare. Perché la bandiera la costringe a dare ancora di più».

È credente?

«Pochissimo… E lo spiego: perché in due anni Dio mi ha tolto tanto. Un mese fa ho perso anche mia madre per un tumore. E quindi come faccio a credere? A volte, sì, a volte credi. Poi succedono cose come queste, prima a me, poi a mamma, e allora… allora t'interroghi».

Appuntamento fra poche settimane qui a Londra, allora.

«Sì, e voglio l'oro. Così potrò far capire che ci sono, sono tornata, sono qui, guardatemi… Voi che potete».