Nole e Maria, dei di Roma. E della fatica

Nole si impone su Federer, Maria sulla Suarez. Hanno vinto tutto ma sanno soffrire

È stato il trionfo della fatica, davvero tanta. Perché diciamolo: Maria Sharapova e Novak Djokovic qui a Roma non hanno giocato il loro miglior tennis. Però hanno vinto, e hanno vinto da campioni veri. Roma insomma si consegna ai vincitori che probabilmente voleva, numeri uno che non hanno ancora trovato rivali nella sofferenza. Perché a volte andare avanti non è facile, ma è qui che sta il confine tra il giocatore e il fuoriclasse.

DIVINA MARIA Metti la Sharapova: ha vinto praticamente tutto, ha messo da parte quello che le può servire da qui all'eternità, ha un fidanzato che piace (anche alle altre), è glamour e fa affari anche al di fuori del tennis, tipo la sua linea di caramelle. Eppure a 28 anni è ancora lì, a sudare su ogni pallina, dopo aver perfino smussato qualche angolo di troppo del suo carattere. Insomma è quasi più adulta, negli atteggiamenti e nelle riposte, anche quando ricorda «che una volta sulla terra rossa mi muovevo come una mucca sul ghiaccio». E invece ecco il suo terzo titolo agli Internazionali, l'undicesimo totale sulla superficie che meno ama: «Mi piacciono queste statistiche, neanche me lo ricordavo questo. Che dire: sono proprio migliorata. E non è una cosa che nasce improvvisa: c'è dietro un sacco di lavoro, fisico e mentale». Come ieri, contro la sorpresa Carla Suarez Navarro, arrivata all'ottava finale persa su nove disputate: ci ha messo 2 ore e 35 minuti per batterla 4-6, 7-5, 6-1, «e ho dovuto aggiustare il mio gioco colpo dopo colpo. Così quello che ne primo set usciva di pochissimo, dopo rimaneva sempre dentro». Sublime Maria, non chiamatela mai più bambola.

FANTASTICO NOLE Visto giocare Roger Federer in settimana il pronostico era per lui. Anche perché visto giocare Novak Djokovic, c'erano troppi problemi. Invece, come spesso capita, non si è numeri 1 per caso: dopo aver lottato più volte sulla strada della finale, nel giorno decisivo Nole ha trovato il suo tennis migliore e il quarto trionfo in Italia. «Davvero, sono felicissimo, ho giocato la mia partita più bella nel giorno giusto e qui a Roma sono come a casa». L'ha scritto a pennarello anche sulla telecamera dopo l'ultimo punto («Grazie ancora Roma») e prima di ritirare il trofeo dalle mani della ministra Boschi, con un pensiero al piccolo Stefan che da qualche mese ha cambiato la sua vita: «Da quando c'è mio figlio il tennis è passato in secondo piano: lui e mia moglie sono le cose più importanti che ho e ringrazio Jelena per il supporto che mi dà per stare concentrato». Oggi Novak sarà a Milano per presentare la sua linea di prodotti alimentari e scambiare qualche colpo con dei bambini. Poi si vola a Parigi, missione Roland Garros. Non pensate che non sia il favorito.

ECCEZIONALE ROMA Numeri record, incassi oltre i 10 milioni, successo bestiale. Tanto che il presidente della Federtennis Binaghi fa bum: «Il Foro Italico è diventato stretto, potremmo spostarci a Fiumicino dove il Coni ha previsto il possibile sito olimpico. Lì avremmo un posto moderno e aperto tutto l'anno». La Sharapova si dispiace: «Questo impianto è mitico, mi auguro non succeda». E Pietrangeli scuote la testa sconsolato: «Almeno portate là il mio stadio». Statue comprese, intendeva.

Commenti

gasteropode

Lun, 18/05/2015 - 09:53

Certo non ci lasciamo scappare occasioni per renderci ridicoli. L'inno nazionale del paese ospitante prima della premiazione non si era mai visto. Tra l'altro la Sharapova deve averlo preso per una musichetta di festeggiamento da come batteva il tempo con le mani. E poi l'aria della Traviata cantata da una contralto....

Tadoric39

Lun, 18/05/2015 - 15:30

Capisco che è un argomento che scotta ma bisogna subito dire che Nole è troppo perfetto, rispetto a quello che scrive il cronista " non ha giocato bene". Seguo Nole da quando perdeva con Nadal, ha fatto passi da gigante, è un muro di gomma, commette pochissimi errori, ha sempre gli occhi allupati, via qualche aiutino lo avrà pur preso. Va bene così perché lo spettacolo deve continuare, ma se i controlli doping fossero più seri ne vedremmo delle belle.