Il nuovo viaggio di Aru: "Avevo dubbi su di me. Sono qui per scoprirmi"

Dopo l'operazione ad aprile, il rapido recupero «Ho temuto di non tornare quello di prima...»

Al Tour vivendo alla giornata, alla Vuelta quasi. Fabio Aru parte questa sera per un nuovo viaggio di tre settimane. Sa da dove parte (dalle saline di Torrevieja, Costa Blanca, con una cronosquadre di 13,4 chilometri) e dove potrebbe arrivare tra tre settimane se tutto andrà come deve (Madrid). In mezzo tanta serenità, qualche punto interrogativo, poche parole come sua abitudine. «Meglio i fatti», ci dice il sardo della Uae Emirates.

Sono passati due anni, un mese e diciannove giorni da quando il sardo mandò l'Italia del pedale in visibilio: un attacco a più di due chilometri dalla Planche des Belles Filles che gli valse una vittoria da ricordare. Da allora solo una serie infinita di amarezze e sconfitte: anche pesanti. La testa che si riempie di cattivi pensieri e ammorba il cuore. Fin quando non si arriva a capire l'origine del malessere. Il primo aprile l'operazione (uno stent nell'arteria), il 9 giugno il cauto ritorno alle competizioni al Gp di Lugano. «Quel giorno mi sono sentito felice come un bimbo - dice -. Non pensavo di poter tornare a correre così presto».

Il recupero di Aru è semplicemente fenomenale. Senza tanti proclami, corre il campionato italiano e poi il Giro di Svizzera: se la cava. Il fisico risponde. I tecnici della Uae Team Emirates gli propongono di rientrare al Tour de France, lui accetta e chiude quella esperienza al 14° posto, primo degli italiani. «Dopo l'operazione non vi nascondo che un po' di paura l'ho provata - ricorda -. Temevo di non riuscire a tornare quello di prima, ma la strada mi sta dicendo che giorno dopo giorno miglioro, ma dubbi ne ho avuti tanti».

Ora dopo un Tour più che soddisfacente, una Vuelta per confermare la crescita. Tra lui e le sue ambizioni, c'è una corsa dura e difficile: 21 tappe, 3.272 km, una crono squadre e una individuale di 36,1 km a Pau. Otto gli arrivi in salita, sei per velocisti. «Sono curioso anch'io di sapere come vado, non so esattamente cosa aspettarmi - ci spiega -. C'è un livello di partenti molto alto, anche se non ci saranno Egan Barnal (vincitore del Tour) e Richard Carapaz (vincitore del Giro infortunatosi domenica). Al via corridori come Valverde e Quintana (che con Aru sono gli unici tre ad aver vinto la Vuelta), Miguel Angel Lopez o Jakub Fuglsang, per arrivare a Rigoberto Uran, Esteban Chaves o Primoz Roglic, senza dimenticare Steven Kruijswijk, Wout Poels e Geoghegan Hart (gli italiani sono 13, con il tricolore Davide Formolo e Valerio Conti): non sono certo delle seconde scelte».

Insomma, una Vuelta per la rinascita, in attesa della nascita «A ottobre Valentina mi renderà padre di una bimba. La mia vita è già cambiata, da quando so che lei c'è. Sono veramente felice. In ogni caso questo per me è un momento speciale».