"Da Pablito a Pepito stesso fiuto del gol ma lui è più potente"

Intervista a Paolo Rossi: "È veloce e rapido come me. Forse io di testa ero meglio E tira le punizioni, che io non ho mai saputo calciare..."

Da Pablito a Pepito, il Rossi nel calcio italiano e in azzurro va sempre di moda. Se l'attaccante della Fiorentina (ieri fermo per l'influenza nel primo giorno di raduno a Coverciano in vista dell'amichevole con la Germania, ndr) riuscirà a essere l'erede dell'eroe del Mundial spagnolo lo dirà il tempo.

Paolo Rossi, il suo omonimo sta facendo strada in Nazionale...
«Mi fa piacere, sono passati tanti anni da quando giocavo io ed era un altro calcio».

E le somiglia molto.
«È un calciatore di grande qualità e sa giocare con gli altri. Qualcosa in comune l'abbiamo: è rapido, veloce e ha una tecnica invidiabile».

Qualche differenza con lei?
«Lui è più forte e potente, ma anche preciso, calcia molto bene le punizioni, cosa che io non sapevo fare. Forse di testa ero meglio io, mi arrangiavo giocando di anticipo. Lui preferisce prendere la palla, scambiarla con il compagno e tirare; io ero più opportunista e cercavo di sfruttare l'errore dell'avversario, facendogli pagare qualsiasi disattenzione».

Giuseppe ha dimostrato una grande forza di volontà dopo i tanti guai fisici...
«Diciamo che anche in questo mi somiglia, la mia carriera è stata costellata da infortuni sin da ragazzo. Sono contento che sia tornato sui suoi livelli. Ricordo ancora una delle sue prime partite con la nazionale quando segnò una doppietta (agli Usa nel giugno 2009 durante la Confederations Cup in Sudafrica, ndr), poi tutti i problemi che lo hanno stoppato, aveva bisogno di ricominciare e lo sta facendo alla grande».

È un ragazzo per bene, quasi fuori dal tempo che viviamo.
«È uno molto concreto, pensa poco ad orecchini o a creste. Caratterialmente è un bravo ragazzo, normale, semplice e molto serio. Questo lo ha aiutato molto nel suo recupero, la semplicità paga dal punto di vista della concretezza».

Purtroppo il calcio italiano lo ha dimenticato per un po' di tempo...
«Sì, è strano che dopo Parma ce lo siamo fatti portare via, era già molto bravo. Complimenti alla Fiorentina che ci ha creduto».

La società viola è tagliata per lui?
«Può fare al caso suo: la Fiorentina è una squadra che gioca bene al calcio, consolidata e che ha ambizioni. L'ideale per un attaccante che vuole mostrare le sue qualità tecniche».

Il Mondiale brasiliano potrebbe essere la sua vetrina?
«Glielo auguro, ha le stimmate del campioncino e sta maturando velocemente. E probabilmente se lo augura anche Prandelli».

La coppia azzurra nel 2014 potrebbe essere Rossi-Balotelli, una strana coppia.
«Due ragazzi completamente diversi, ma nel calcio valgono le qualità. Se metteranno a disposizione della squadra le loro doti, i risultati arriveranno. Fanno entrambi un bel calcio, sono diversissimi fuori dal campo ma dentro il terreno di gioco possono convivere eccome».

Dunque il duo d'attacco per il Mondiale sarà questo?
«Mancano ancora tanti mesi, ma in questo momento non possono che essere loro il punto di riferimento del nostro reparto offensivo, anche se stanno vivendo una stagione agli opposti. Io spero che non ci siano solo Rossi e Balotelli e che Prandelli possa avere a disposizione almeno 4-5 attaccanti in forma. Per esempio, El Shaarawy che fine ha fatto? A me piace molto. E poi sta venendo fuori Insigne, che può dare tanto».

Di Balotelli si finisce per parlarne sempre tanto, nel bene e nel male...
«Lui non fa niente per non far parlare di sè ed è eccessivo in tanti suoi comportamenti. Ma tutto quello che fa viene amplificato e forse bisognerebbe fargli vivere questa professione senza stargli troppo addosso, anche se non è possibile visto che l'attenzione dei media nei suoi confronti è fortissima».

Ora si dice che abbia bisogno di una guida. Lei ha qualche consiglio da dargli?
«Di guide ne ha avute tante, da Prandelli a Mancini e Mourinho fino ad Allegri, e poi è in un grande club come il Milan. Credo che debba maturare un po', ma ha l'età dalla sua, più passerà il tempo più migliorerà. Lui risente anche della situazione non facile che c'è in casa rossonera, ma può cambiare qualcosa negli atteggiamenti in campo. Tutti sbagliano, l'importante è che capisca dove sbaglia. È un calciatore super e il Milan non può fare a meno di lui. E lui deve prendersi la squadra sulle spalle».

Di italiani in corsa per il Pallone d'Oro c'è solo Pirlo. Lei a chi lo darebbe?
«A Cristiano Ronaldo, giocatore straordinario, ma eterno secondo, visto che ha avuto la sfortuna di trovarsi Messi davanti. Dovrà conquistarsi il Mondiale nello spareggio con la Svezia, ma il trofeo lo merita comunque lui».

In chiusura, un altro Rossi sta vivendo una stagione difficile. È Delio, il tecnico appena esonerato dalla Samp.
«È il destino di ogni allenatore. Ci sono le annate in cui va tutto male e pagano loro. Lui rimane un ottimo tecnico, credo però che quella brutta storia con Ljajic ai tempi della Fiorentina gli sia un po' pesata. I gesti sono importanti, un po' come succede per Balotelli...».