PaperArgentina alla porta. La Croazia spinge fuori quel che resta di Messi & C

Erroraccio del n°1 e gol di Rebic, poi Modric e Rakitic. Albiceleste, eliminazione a un passo

Anche l'Argentina ha il suo Karius. Tal Caballero, un ex portiere di fatto, riciclato per il Mondiale. Di nome fa Willy e non è un principe, ma un benefattore per la Croazia a cui regala il gol che condanna con uno scavetto mal riuscito che si trasforma in un assist a Rebic. Ma spiegare il disastro dell'Albiceleste, a un passo dall'addio alla coppa del mondo, con la papera del suo portiere sarebbe riduttivo. Perché se non hai Messi, ma solo la sua controfigura, se non hai una squadra, ma un undici informe, il tuo destino è scritto. Soprattutto se hai un ct vestito da buttafuori, ricoperto da tatuaggi, non puoi che rischiare di essere cacciato a casa in malo modo dal Mondiale. E a questo punto è quasi realtà.

L'Argentina deve assistere con affetto al folkloristico prepartita di Diego Armando Maradona, ma deve pure ingoiare l'esagitato Sampaoli in panchina. Un allenatore nel pallone che ribalta la squadra dopo l'esordio da incubo contro l'Islanda, ma fa peggio. Non c'è modulo per la difesa: sono scarsi i difensori argentini, punto. Una banda del buco che regala brividi e deve ringraziare Mandzukic e soprattutto Rebic, che si divorano le migliori occasioni dei primi quarantacinque minuti. L'Argentina è come avvitata sul rigore sbagliato da Messi. Non è dato sapere se le lacrime della Pulce, rivelate dalla mamma, fossero solo ed esclusivamente per l'erroraccio oppure anche per la presa di coscienza della pochezza dei suoi sodali. D'altra parte se la qualificazione dell'Albiceleste al Mondiale è arrivata solamente in extremis, un motivo ci doveva pur essere. Il modulo «dieci più Messi» non può valere oggi più che mai. Vista la condizione del capitano, che parte con il piglio giusto ma si spegne quasi subito, intristito quando non scarta un cioccolatino in area piccola. Poi un tango triste e svogliato. Non lo scuote dopo l'intervallo nemmeno Caballero che, impossessato della sindrome mondiale di Karius, regala a Rebic il pallone del vantaggio croato. L'harakiri argentino è perfetto. Subito dopo Sampaoli, che sa di giocarsi non solo la sua qualificazione ma anche la sua pellaccia, mette il Pipita per un Aguero spento. Poi c'è spazio anche per Dybala. Troppo tardi.

Ma il problema è che schieri il fantasma di Messi, un giocatore che è sparito in Roma-Barcellona. Un capitano che si nasconde con la nave nella burrasca e che forse non è neppure riconosciuto tale dalla sua ciurma. Una Pulce schiacciata anche dalla pressione dell'antagonista, di quel CR7 che gioca sempre prima e segna. A Leo non resta che prendere a prestito i lamenti di Sarri che se la prendeva con il calendario perché la Juventus giocava sempre prima del suo Napoli. Dall'altra parte c'è un dieci vero che quando accende la luce, cambia la sua squadra. Ma non si accontenta. E allora si inventa il gol del raddoppio, poi la Croazia fa tris andando addirittura in porta con il pallone con Rakitic.

Ingresso trionfale agli ottavi e Pulce all'inferno. Se l'Islanda dovesse battere la Nigeria oggi, poi le basterebbe un «biscotto» con i croati per andare avanti e far fuori l'Argentina al primo turno. Cose dell'altro mondo.