Parola alla difesa, questa sconosciuta

Dal Toro al Napoli e persino alla Juve, quanti svarioni dietro i 32 gol

Davide Pisoni

Novanta minuti e ci siamo già bevuti la difesa. Marchio di fabbrica del calcio italiano, quello, per dirla con le parole di Massimiliano Allegri, che «chi ha la migliore vince lo scudetto». Detto dal tecnico della squadra campione d'Italia da cinque tornei può bastare per farne una verità. Ma prima l'hanno detto Trapattoni e Capello, e l'ha sussurrato anche Sacchi.

La prima giornata del nuovo campionato ha incrinato questa certezza, ha disseminato lo stivale di campanelli d'allarme e di sentenze. La stessa Juventus, quella della BBC, contro la Fiorentina, gol su palla inattiva e un paio di svarioni nella ripresa, ha indotto sempre Allegri a richiamare all'ordine i suoi che già in precampionato avevano mostrato crepe. Primo destinatario Dani Alves: «Deve imparare a difendere all'italiana». Parlare di difesa a un brasiliano è già pretenzioso, figurati se devi farlo con due, visto che dalla parte opposta all'ex Barça corre Alex Sandro. Balla la samba sulle fasce la Signora, nel bene e nel male. E che dire di Frank De Boer che aveva preparato così l'Inter al Chievo: «Conta il risultato». Illudendo di aver appreso in 15 giorni il made in Italy del pallone. Stupendo tutti per i tempi di adattamento alla Serie A. Non fosse per l'autosmentita sul prato del Bentegodi: difesa a tre di mazzarriana memoria, esposto a pubblico ludibrio Ranocchia e regalato la prima doppietta a Birsa. Un capolavoro.

Qualunque allenatore dice che non è questione di moduli, ma di atteggiamento, che insomma si difende in undici. Tesi che sostiene e rafforza il primo Napoli senza Higuain infilato due volte in mezz'ora da una neopromossa: Koulibaly e Albiol statuine al cospetto delle ficcanti ripartenze del Pescara. E non regge nemmeno la scusa di un reparto da assemblare, di giocatori da conoscere. La linea di Sarri era la stessa dello scorso anno. Non come Mihajlovic che si è presentato all'appuntamento da ex contro il Milan, con il regalino di Cairo. Gli ha rivoluzionato la difesa in settimana e di fronte a Bacca si sono aperte voragini, altro che buchi: tre gol il colombiano non li aveva mai segnati in una partita. La difesa del Toro è senza corna anche perché dalla linea a tre di Ventura si è passati a quella quattro. Non è questione di modulo per Montella, ma di errori dei singoli: Romagnoli «bruciato» da Belotti non giustifica la valutazione monstre fatta dal Chelsea di 35 milioni. Topiche individuali come il liscio di Coda per il 2-2 di Mertens o le papere di Marchetti che hanno obbligato la Lazio a fare quattro gol come la Roma per vincere a Bergamo. Già i giallorossi hanno beneficiato delle ingenuità friulane con due rigori. E l'Udinese ha fatto il solletico alla difesa di Spalletti, che però qualche crepa l'ha mostrata in Champions all'andata con il Porto.

Più o meno il cartello dei lavori in corso è esposto in tutte le retroguardie della Serie A. E nessuno si illuda di chiudere il cantiere parcheggiando il pullman davanti alla porta come il Crotone in stile Mourinho. Un gol prima o poi si prende. Trentadue quelli fatti nella prima giornata. Un bel bottino, ma non fa rima con spettacolo. Perché poi gli scudetti si vincono con la difesa.