Dal patibolo alla fascia. Shojaei guida il suo Iran

Oppositore del regime il giocatore è molto amato dal pubblico in Iran. Oggi la sua anzionale in campo contro il Marocco

Una San Pietroburgo blindata (l'attentato alla metropolitana mette ancora i brividi), attende il derby dell'islam tra Marocco e Iran, compagne di viaggio di Spagna e Portogallo nel Gruppo B. A tenere banco non è tanto il possibile esito della sfida, che comunque vede favoriti i maghrebini, piuttosto la presenza in campo tra gli iraniani di Masoud Shojaei, uno che ha sfiorato il patibolo prima di diventare capitano della nazionale guidata dal portoghese Queiroz. Shojaei, 34enne motore di centrocampo (tesserato per l'Aek Atene), aveva manifestato pubblicamente il proprio sostegno all'Onda Verde, il movimento che nel 2009 contestò la vittoria elettorale di Ahmadinejad, invocando una minore intromissione della religione nella politica e nella società iraniana. Shojaei si era messo di traverso all'establishment di Teheran disputando una gara della nazionale contro la Corea del Sud indossando un braccialetto verde. Un gesto che per qualche tempo gli costò la maglia del Team Melli. I tifosi lo adorano, farlo o fuori o arrestarlo sarebbe stato un boomerang per lo stesso Ahmadinejad e così il capitano dell'Iran non ha mai smesso di vestire i panni del capo rivolta, denunciando due anni fa una serie di abusi sessuali di minori nel calcio del suo Paese, e contribuendo a cambiare la legge che vietava alle donne di entrare negli stadi. È riuscito persino a incontrare l'attuale presidente Rouhani spiegandogli che trovava assurdo che sua madre, sua moglie e sua sorella non potessero ammirarlo dalle tribune. Per lo stesso motivo nel 2010 il regista Jafar Panahi, autore della celebre pellicola Offside, finì in galera. GLP