Peggio di un cucchiaio, l'Italrugby non c'è più

Disfatta contro l'Irlanda: dai ragazzi di Brunel tante parole e pochi fatti. Sembra quasi una presa in giro

Paolo BugattoDublino Da Dublino usciamo nella maniera peggiore. E non ci sono alibi che tengano davanti alle 9 mete a 2 che l'Irlanda ci rifila in un pomeriggio da dimenticare. 58 a 15 il risultato finale, a memoria una delle peggiori prove dell'Italrugby nel Sei Nazioni. Sono questi i risultati da evitare, quelli che danno forza a chi ci vuole sbattere fuori dal Championship. Amen, il cucchiaio di legno virtualmente ce lo ha già consegnato la Scozia a domicilio. E forse proprio per questo era lecito attendersi una prova di carattere dai ragazzi di Brunel. Invece sull'erba del Lansdowne Road l'Italia diventa un fantasma per tutti gli ottanta minuti. È impreparata allo scontro, lascia scatenare la furia irlandese che tira dritto dal primo all'ottantesimo minuto. È un monologo, suggerito da una mischia che non gira e da una conquista che deve rinunciare subito a Biagi e Fuser. Più in generale è un'Italia velleitaria che ha gli strumenti per consolidare il possesso ma lascia nel playbook la parola efficacia. Contro l'Irlanda non te lo puoi permettere. Resistiamo solo otto minuti prima che Trimble dia il via alle danze. Basta un placcaggio mancato per aprire un'autostrada verso la meta e l'Irlanda non deve far altro che attendere l'errore. Ce ne accorgiamo in occasione della meta di Heaslip, un coast to coast da manuale innescato da Earls e portato a casa dal numero 8 irlandese. Gli azzurri restano alla finestra. Qualche fiammata e poco più. Il monologo continua nella ripresa: Payne, Cronin e ancora Heaslip prima che Odiete raccolga un lob che lo libera verso la meta. Stesso disegno anche per il sigillo di Leonardo Sarto, una conferma delle poche idee azzurre messe sul campo. E anche Parisse, la nostra punta di diamante non riesce ad incidere come vorrebbe. La conseguenza naturale è il naufragio della corvetta italiana dopo il secondo tempo dell'Olimpico contro l'Inghilterra e la brutta prova offerta con la Scozia. Ed è forte fin troppo la distonia tra quello che si sente dai protagonisti prima della gara e quello che si vede sul campo. Rasenta la presa in giro di un movimento che a questi ragazzi regala passione e in cambio riceve prove anonime come questa di Dublino. Tra una settimana Cardiff contro un'altra corazzata come il Galles. Sarà l'ultima di Jacques Brunel sulla panchina azzurra. Prima del torneo il suo obiettivo era quello di chiudere la parentesi azzurra a testa alta. Ora rischia che il cucchiaio di legno gli venga sbattuto dritto sui denti.