Della Pergola, il giornalista che trovò in una prigione la schedina della vita

Perseguitato dalle leggi razziali, senza più una lira, si rifugiò in Svizzera travestito da mendicante e finì ai lavori forzati. Ma fu lì, alla vigilia di Natale, che s'inventò il Totocalcio, il gioco che fece impazzire gli italiani, finanziò lo sport nazionale e arricchì centinaia di fortunati. Ma non lui...

Si chiude (non a caso...) con il numero 11 la nostra carrellata sugli uomini che hanno creato il calcio, la formazione che ha rivoluzionato le nostre giornate sportive. Abbiamo conosciuto John Brodie (creatore della rete), William McCrum (il rigore), Ken Aston (il cartellino rosso), Karl Rappan (il catenaccio), Giuseppe Trivellini (il tuffo), Nathaniel Creswick (i 90 minuti), Leonidas (la rovesciata), Viktor Panenka (il cucchiaio), Carlo Sassi e Heron Vitaletti (la moviola), Aldo Missaglia e Gigi Scarambone (le pagelle). Chiudiamo con Massimo Della Pergola, padre di tutte le schedine e del 13 al Totocalcio.

11- La schedina Totocalcio
Massimo Della Pergola (1912-2006)
Era il prigioniero numero 21.915 ma in quel campo di prigionia svizzero trovò la sua fortuna. Ci era arrivato a piedi da Como, travestito da mendicante, inseguito dalle leggi razziali che lo volevano morto, l'accusa di espatrio clandestino diventò il suo salvacondotto, la pena da scontare la sua salvezza. Massimo Della Pergola, triestino, ebreo, giornalista di talento, alla vigilia di Natale del 1943 non aveva più niente, lavoro, famiglia, futuro, lavorava nel campo di Pont de la Morge come manovale alla bonifica delle sponde del Rodano, ma aveva già in testa una magnifica ossessione, il gioco più amato dagli italiani: la schedina Totocalcio madre di tutte le scommesse e di tutte le speranze, uno dei simboli del sogno consumista degli anni del miracolo economico. All'inizio era un'idea confusa, poi quei segni così strampalati, uno, due, ics, diventarono un gioco con regole precise e infinite combinazioni. La prima schedina è del 5 maggio 1946, è il fiume di lire che sgorga da lì a rimettere in piedi lo sport italiano dalle macerie della guerra, a pagare le Olimpiadi di Roma e Cortina. Negli anni Novanta distribuisce mille miliardi l'anno, ma a Della Pergola quell'idea non fruttò una lira «e non ho mai giocato una schedina in vita mia». Il genio non ha prezzo.