"Più di così non potevo fare. Ma volevo quella maglia..."

Nibali: "Abbiamo cercato di attaccare ogni volta che era possibile, l'abbiamo fatto anche ad Asiago, l'ultima giornata utile, con tutte le nostre forze e nella crono ho dato il massimo, ma le energie erano quelle per tutti"

Milano - Sale sul podio con la piccola Emma Vittoria, incantata dal trofeo Bonacossa e dai coriandoli che vengono sparati in aria. Il premio è per la vittoria ottenuta a Bormio, l'unica vittoria italiana in questo Giro Cento, maturata con la scalata del Mortirolo e la doppia ascesa sullo Stelvio. Questo riconoscimento spetta appunto al corridore che ha fatto l'impresa più bella in questo Giro, e il siciliano non nasconde la propria soddisfazione. «Non lo considero assolutamente un premio di consolazione dice -. Basta vedere chi l'ha vinto per rendersene conto. Certo, io ero venuto al Giro con ben altri obiettivi», dice.

Vincenzo Nibali è finalmente rilassato. La tensione agonistica si è dissolta e si lascia andare, analizzando con schiettezza il suo Giro d'Italia dopo essere salito sul podio di Milano: «Più di quanto abbiamo fatto, non si è potuto fare dice il siciliano, che ha centrato il quinto podio al Giro -. Abbiamo cercato di attaccare ogni volta che era possibile, l'abbiamo fatto anche ad Asiago, l'ultima giornata utile, con tutte le nostre forze e nella crono ho dato il massimo, ma le energie erano quelle per tutti. La corsa? Le crono sono state l'ago della bilancia e hanno premiato Dumoulin che è stato bravissimo anche perché si è difeso alla grande in salita, questo l'ha fatto in una edizione di assoluto livello».

Poi passa ad analizzare la sua, di corsa. «Ho avuto un paio di giornate difficili spiega -, al Blockhaus e a Oropa. E probabilmente al Blockhaus ho sbagliato la gestione della corsa e questo mi è costato 30-40 secondi di troppo. Se penso al Tour? Non è nei miei programmi. Adesso vado a casa e mi riposo, anche perché la piccola Emma mi reclama. Nei prossimi giorni decideremo se disputare il Tour o la Vuelta».