Via al piano: al Parma 5 milioni. Ai giocatori non bastano, però...

Ok dalla Lega, Tavecchio incontra la squadra. I soldi dopo il 19, quando si aprirà la procedura fallimentare. I calciatori ne chiedono 6,5 ma poi accettano: con l'Atalanta si gioca. Resta il caos

Milano - Arriva il salva-Parma, i giocatori gialloblù storcono il naso. Non sono tutti convinti ma alla fine decidono di scendere in campo domani. La Lega Calcio ha deliberato il fondo di circa 5 milioni di euro (massimo) per permettere alla squadra ducale di finire la stagione. I calciatori emiliani, che alla fine perderebbero il 75 per cento dei compensi, avevano rilanciato a sei milioni e mezzo dopo l'incontro a Collecchio con il presidente federale, Carlo Tavecchio, e il dg della Lega Brunelli, i portavoce della decisione maturata dai presidenti di serie A, che poi hanno anche incontrato il sindaco Pizzarotti e una rappresentanza di dipendenti del Parma. E al termine di una successiva riunione fiume di un'ora e mezza tra staff e calciatori, è arrivato il sì, seppure non all'unanimità. «L'incontro con Tavecchio non era stato pienamente soddisfacente, ci voleva più presa di responsabilità delle istituzioni ma i calciatori del Parma hanno voluto fare un gesto di responsabilità e rispetto nei confronti delle altre squadre per la regolarità del campionato», ha commentato Damiano Tommasi, presidente dell'Aic.

Il tutto dopo una giornata ad alta tensione in Lega in cui alla fine era stato individuato il salvadanaio da cui attingere per finanziare il prestito, non a fondo perduto, al curatore che verrebbe nominato dai giudici nell'udienza fallimentare del prossimo 19 marzo. Infatti le società hanno deciso di mettere a disposizione i soldi delle ammende disposte dal giudice sportivo raccolti in questa stagione e accantonati anche dagli scorsi campionati, a cui vanno aggiunti altri avanzi vecchi anche di dieci anni. Così si arriverebbe alla fatidica cifra dei 5 milioni, stimata per permettere l'esercizio provvisorio della società e al Parma di concludere la stagione e di salvare il format del campionato a venti squadre. Non la regolarità, sostengono in Lega, perché comunque i regolamenti prevedono la possibilità del ritiro di una squadra a stagione in corso. E a questo proposito non avrebbe influito nella scelta dei club la lettera di Sky, che prefigurava la possibilità di un risarcimento in caso di mancato svolgimento di tutte le partite in calendario. Non ci sarebbero gli estremi legali per agire.

Ma non tutto è filato liscio nelle votazioni, mentre nelle stanze a fianco la polizia tributaria sequestrava documenti relativi al Parma. L'auspicata unanimità non c'è stata. Nella prima in cui c'era da votare il salva-Parma, hanno votato a favore sedici società, club ducale compreso rappresentato dal ds Preiti, contrario il Cesena, astenuti Napoli, Roma e Sassuolo. Poi in una confusa seconda votazione proposta da Lotito (con un acceso scontro dialettico tra lui e l'ad della Roma Baldissoni), si è stabilita la cifra: circa cinque milioni lordi. A quel punto insieme al Cesena hanno votato no anche Napoli e Juve. Il cambio di rotta del club bianconero non era in contraddizione con la scelta iniziale di aiutare il Parma, ma avrebbe espresso il solo disaccordo nello stabilire a priori la cifra. Probabilmente è stata una mossa per mandare Tavecchio con qualcosa di concreto in mano da sottoporre a giocatori e staff tecnico del Parma, che avrebbero dovuto garantire di scendere in campo nelle prossime due partite. Con il Gos, Gruppo Operativo Sicurezza, che intanto aveva dato il via libera per disputare Parma-Atalanta di domenica.

Tavecchio a fine giornata ha annunciato: «Il 12 marzo ci sarà un'altra verifica, poi la Lega si è resa disponibile con un atto di solidarietà e questo porterebbe ad avere un esercizio provvisorio per questo fine campionato. Poi ci metteremo a disposizione per far sì che il calcio continui a Parma». La speranza di una piazza che non vuole soffrire ancora.