Piquè, il ribelle catalano che imbarazza la Spagna

Dalla maglia tagliata senza i colori nazionali alla frase: «Dopo Russia 2018 lascio le Furie»

La "Desconnexió" tanto anelata da Artur Mas, il leader di "Junts pel Sì", il movimento separatista catalano, è stata messa in atto in anticipo sui tempi da Gerard Piquè. Il difensore del Barcellona e delle Furie Rosse è nuovamente balzato agli onori delle cronache (e non solo sportive) per il suo eccessivo indipendentismo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, scatenando polemiche sui social e tra l'opinione pubblica, risale a domenica scorsa, quando il compagno della pop star Shakira è sceso in campo contro l'Albania con la casacca con le maniche tagliate e priva dei bordini con i colori della bandiera spagnola. Per alcuni li avrebbe tagliati di proposito, per manifestare il proprio amore per la Catalogna. Il suo estremismo è tale che sul web nessuno si è posto il dubbio di che maglia fosse: quella a maniche lunghe, infatti, non ha i bordi con i colori della bandiera. Piquè, scocciato per la polemica, è sbottato: «Ho provato di tutto, ma non ce la faccio più, ora la questione delle maniche... Sono riusciti a farmi perdere la voglia di venire in nazionale e dopo i Mondiali in Russia lascerò». All'epoca il centrale del Barça avrà 31 anni. Ieri pomeriggio, in sua difesa, è però intervenuta la Federazione spagnola: «Desideriamo chiarire che la maglia a maniche lunghe utilizzata non ha i colori nazionali sulla manica... Contrariamente a quanto indicato da alcuni commenti maligni, il calciatore ha tagliato le maniche solo per giocare più a suo agio, come altri in passato».

Per la cronaca Piquè, fischiato negli stadi spagnoli per il suo legame con quelli del movimento "Junts pel Sì", non è comunque nuovo a gesti che lasciano trasparire tutto il suo amore esclusivo per la Catalogna. Lo scorso giugno venne immortalato dalle telecamere con il dito medio a forma di "vaffa" durante l'esecuzione dell'inno nazionale prima della partita contro la Croazia a Bordeaux. Qualche mese fa si era fatto ritrarre assieme al primogenito Milan con indosso la seconda maglia del Barcellona a strisce gialle e rosse, ovvero quelle del drappo catalano. Nessuno mette in dubbio le qualità del difensore originario di Sant Guim de Freixenet, ma come in queste ore spiegano da più parti in Spagna (persino a Barcellona) non può permettersi di vestire i panni del Cruyff della situazione. Il compianto idolo olandese degli azulgrana nel febbraio del 1974 decise di battezzare il figlio con il nome di Jordi (Giorgio), il santo protettore della Catalogna, nonostante gli strali lanciati dal generalissimo Franco, contrario a qualsiasi gesto che facesse riferimento all'indipendenza catalana.

Commenti

frabelli1

Mar, 11/10/2016 - 11:00

Anche loro sembrano certi italiani. Ma la libertà di opinione, di pensare non esiste più? Tutti allineati e coperti!!

Maurizio Fiorelli

Mar, 11/10/2016 - 18:38

Sono anch'io d'accordo con frabelli 1. Democrazia, libertà d'espressione, tutte cose che esistono solo se è "Politicamente Corretti" altrimenti solamente "Populisti" che non ho mai capito a cosa volesse dire!!