Platini: "Tornare alla Juve? No grazie, perde troppe finali"

Archiviate dai giudici svizzeri le accuse di corruzione per i 2 milioni di euro incassati da Blatter, l'ex presidente della Uefa Michel Platini ha raccontato a ruota libera il suo dramma personale. Lanciando anche una stoccata ai bianconeri

In un'intervista alla Gazzetta dello Sport, l'ex giocatore della Juventus e presidente della Uefa Michel Platini ha raccontato gli ultimi anni della sua vita, passati tra i tribunali e le carte bollate per difendersi da alcune vecchie accuse di corruzione. Nel farlo si è raccontato a ruota libera parlando un po' di tutto, anche e soprattutto di calcio giocato. Compreso il suo vecchio amore, la Juventus. Anche se dai tempi in cui era il pupillo di Gianni Agnelli sembra passata un'eternità. Ed emerge un po' di rancore.

Platini comincia con una profonda autoanalisi sugli anni del processo sportivo e penale. "È stato un incubo, andavo di commissione in commissione, sicuro della mia innocenza, e mi sono trovato squalificato. Otto anni, poi 6, poi 4. e la gente ha capito che era tutto falso, tutto già scritto. Tutte quelle idiozie della Fifa su di me. Ma è stato come prendere una sberla, e poi un’altra, e poi un’altra ancora", dice Platini, che parla nello specifico del milione e 800 mila euro ricevuto dalla Fifa dell'ex amico Sepp Blatter e ritenuto all'inizio la prova dell'avvenuta corruzione. "Quei soldi li ho dichiarati al fisco, ho pagato i contributi. Non è che volevo nasconderli. Piuttosto: gli avvocati della Fifa non sono pagati anche per tutelare i vice-presidenti? Perché non me l’hanno detto?".

Se subito dopo il proscioglimento Platini aveva detto all'Equipe che sarebbe sceso di nuovo in campo, ora sembra avere cambiato idea. "Le elezioni (della Uefa ndr) sono a giugno, quindi non potrei presentarmi, tutto previsto. Ma non mi pongo il problema. Ho visto la faccia nera del calcio. Non me l’aspettavo. Ero entrato in politica per far sviluppare il pallone, per far giocare i bimbi, non per difendermi". C'è spazio anche per un giudizio sul Var, di cui "Le Roi" Platini è sempre stato un convinto detrattore. "sono sempre stato nemico della moviola. Oggi più di prima. L’avevo detto a Blatter: “Una volta che cominci non sai dove finisci”. Ti fermi per tutto. Rivedi tutto. Nessun guardalinee solleverà più una bandierina. Il problema sono gli arbitri scarsi e la loro formazione".

Alla fine la stoccata che non ti aspetti. Non a Blatter, non ai giudici che lo hanno accusato nè ai giornalisti che lo hanno messo alla ghigliottina prima della fine del processo. Ma alla sua amata Juventus, dove ha vissuto i momenti più intensi della sua carriera. Fabio Licari della Gazzetta gli chiede conto della promessa non ancora mantenuta da Platini: dare alla Juve la Champions da presidente. Lapidaria la risposta di Michel: "Non succederà mai, perché non ritorno dove sono stato. E poi perde tante finali...".