Il pluralismo del tiki-taka: i campioni danno spettacolo

Novanta minuti di Milan ispirato dall'acchiappa la palla e godi. Una partita a domandarsi: quanto vale il Barcellona che spaventare il mondo fa? C'è Kakà e te ne accorgi subito. C'è Messi e ti sembra diventato grande, meno giamburrasca e più commendatore. Partita da raccolta delle figurine per chi crede che la squadra è un gruppo, ma il campione conta di più. Anche se un po' invecchiato. Messi è diventato adulto, Kakà è un po' invecchiato seppur con spirito indomito, la voglia del vecchio ragazzo.
Ma il boato di San Siro al primo tocco, e lui che filare veloce, aggressivo, determinato sulla fascia di sinistra. Quel tocco ha raccontato dell'amore resuscitato per il Ricardo. Amore incrinato, non perduto. Il sentimento del popolo rossonero è sfociato subito in un rivolo di ottimismo. Sarà che Kakà… e basta la parola. Sarà che Kakà e…acchiappa la palla e godi. Deve aver incuriosito perfino quelli del Barcellona. Già, allibiti o incuriositi? Certo non immaginavano di vederlo sgomitare con Messi, capace di strappargli palloni dai piedi, rifilar spallate. Ma come? A Madrid non stava in piedi? Qui ce l'ha fatta per un tempo da gran ambasciatore di un calcio che non ha più ma che non ha dimenticato. Come dire: Kakà e poi più. Kakà eppoi gli altri. Eppoi, appunto, quel Robinho a fargli da spalla. Smagrito, ma non striminzito in una maglia che sembra quella che si mettono i bambini quando il papà sbaglia la misura. Deciso a giocarsela. Tocchi e sospiri, tocchi e agguati, tocchi e un Milan più dignitoso di quello che ha stropicciato anche i sentimenti della gente rossonera negli ultimi tempi.
Robinho finalmente meno “inho” e meno robino. Guizzi e fughe per lanciare il Milan e farti vedere questa partita con una diversa ottica. Barcellona mostro nel nome ed anche nelle maglie: tanto Lecce e poco Barça. Poi basta un toccar di palla (Iniesta o Xavi, tanto per citare) ed esci dallo stordimento. Ed entri nella dimensione di una partita che ti racconta il pluralismo del tiki taka. Neymar e Messi non ti stordiscono con il palleggio, stanno in agguato. Non più la follia made in Guardiola di un palleggio che non finisce mai, concezione da mal di testa prolungato per gi avversari. Qui il Barcellona gioca più lento, sta in agguato, aspetta per colpire. Riedizione vaga, almeno in certi momenti, di quello dell'anno passato a San Siro, ma più concreto e convinto nell'aver messo un'altra maglia sulla pelle. Messi se ne sta un po' dovunque, ma anche un po' appartato finchè non guizza via , dentro l'area. Non è Messi, lo strapazzator cortese dei difensori avversari, ma è mister pallone d'oro quando si impegna, quando si ingegna. Talvolta sembra proprio non ne possa fare a meno. Dici: Messi e Neymar , che coppia! Per ora più Messi e meno l'altro. Il bambolino brasiliano sembra spaesato, si risveglia a tratti. Neymar e Birsa(senza voler rischiare querele nel paragone) paiono una coppia di uomini su Marte: gli altri marziani già avvezzi a contrarsi e conoscersi , ad aspettarsi ed ingannarsi. E loro due a studiare ancora una parte.
E il Milan ti spiega che c'è tiki taka e tiki taka: Robinho e Kakà via in velocità sono una felice variazione sul tema. Meno palleggi, gioco più verticale ma basta un tocco per smarcarti verso la porta. Concezione all'italiana con quel pizzico di saper calciare brasiliano. Quanto conta saper toccare la palla! Vedi quei due e capisci che sarebbe un altro Milan con qualche piede raffinato in più. Vedi il Barcellona e intuisci che sta diventando come il serpente: ti lascia sfogare poi un morso ti avvelena. Prima usava la prepotenza del tiki taka, quella che vuole soffocarti. Adesso se la gioca per lasciarti l'aria che respiri, e togliertela tutto d'un fiato. Ma poi ascoltate San Siro: boato per Balotelli, applausi per Kakà, oohh! Di meraviglia per il signore del pallone d'oro, godimento con Robinho, sereno distacco per Neymar. Che dire? Viva il pluralismo del tiki taka.