Il poker sotto la pioggia di Viviani e l'intelligenza di Yates

Era la sfida, lo scontro diretto, lo spareggio che Elia Viviani ha vinto nettamente, senza esitazione, nonostante quel tipo di tappa, molto nervosa e tutta su e giù, sorridesse più all'irlandese Sam Bennett che al nostro fuoriclasse veronese.

Ha vinto davvero bene Elia, con una condotta di gara intelligente, grazie anche a una squadra super, che ha avuto nel finale il lavoro di Stybar e Sabatini a fare la differenza. Ero preoccupatissimo per la pioggia che anche ieri si è scatenata nel finale, e mi ha fatto temere il peggio. Grazie a dio è andato tutto bene, nessuno è caduto, e i ragazzi hanno interpretato come meglio non potevano una volata che alla fine è parsa anche scontata, ma solo quando si è grandi, si fa passare per facile anche ciò che facile non è.

Sono felice per Elia, per questo ragazzo che è cresciuto tanto, anche e grazie a un team belga come la Quick-Step, che ha creduto fin da subito in lui.

Per Elia quattro vittorie di tappa, dieci in stagione, e una maglia ciclamino della classifica a punti che ormai sembra essere sua: basta arrivare a Roma.

L'ultima riflessione la faccio su Simon Yates, che a 3 km dal traguardo era lì, attentissimo nelle prime posizioni. Un segno di forza, lucidità e freschezza atletica. Diciamo pure d'intelligenza.

Chi mi conosce lo sa: ho sempre apprezzato chi vince con il beneficio della ragione. Il ciclismo solo all'apparenza è sport di gambe, ma i campioni, fateci caso, non sono mai stupidi, tantomeno scontati. E questo ragazzo ha una testa da campione. Per questo per Dumoulin e compagnia pedalante, sarà dura ribaltare questa situazione.