Primo non prenderle? No, ora si gioca per il gol in A come in Nazionale

Marcature record nelle prime due giornate E con Mancini la media è di tre reti a partita

Sabato si ricomincia. Con il campionato: Fiorentina-Juventus alle ore 15, Napoli-Sampdoria alle 18, Inter-Udinese in serata. Andando a caccia di punti, gol e bel gioco. Un po' come ha provato a fare riuscendoci, almeno parzialmente l'Italia di Mancini. Che è uno cui non piace aspettare: precoce in campo, visto che esordì nella massima serie poco più che ragazzino, e nemmeno fuori. Ama imporre il proprio gioco e imbottire la squadra di piedi buoni, il Mancio: va bene l'equilibrio, va ancora meglio se lo si ottiene proponendo calcio e non ruminandolo in attesa di un contropiede. Così, dopo sei giornate di qualificazioni europee, la sua Italia è prima a punteggio pieno nel gruppo J, con 18 gol fatti (miglior attacco del girone) e soltanto tre subiti. Il calcolo è elementare: tre reti di media ogni novanta minuti, da tarare in rapporto ad avversari non sempre irresistibili ma comunque nemmeno da disprezzare vista l'italica abitudine a speculare. Per di più: gioca Belotti e segna Belotti, gioca Immobile e segna Immobile. E, prima di loro, Kean (spedito nel frattempo in punizione insieme a Zaniolo, dopo qualche inutile alzata di testa), Insigne e via di questo passo. Il messaggio è chiaro: giochiamo per fare gol, divertirci, divertire e raggiungere gli obiettivi.

Del resto, la tendenza di andare alla ricerca del gol in più era emersa anche nelle prime due giornate di campionato. Quando qualcuno aveva anche inevitabilmente storto il naso di fronte a punteggi insoliti, segno che non erano mancati errori marchiani da parte di alcune difese. Però, insomma, la gente si diverte quando la palla entra in rete e, almeno per adesso, il pubblico ha mostrato di gradire. Riavvolgendo il nastro a domenica 1 settembre, sono stati infatti 65 i gol realizzati nei primi 180' di serie A, ovvero sei in più rispetto al 2018/19 (+10%), 11 in più rispetto a due stagioni or sono. Anche rispetto alle medie dei singoli primi due turni degli ultimi due anni (28,3), l'inizio dell'attuale stagione si è confermato decisamente più prolifico.

In definitiva, non si segnavano 65 reti nel corso dei primi due turni di campionato addirittura dalla stagione 1950-51, quando ne vennero realizzate 77. Magari si è trattato di calcio d'agosto e basta, con gli annessi e i connessi di una preparazione ancora non ottimale e di una certa spensieratezza nello scendere in campo. Magari, invece, siamo di fronte al desiderio di proporre un calcio più offensivo e basta. Almeno da parte delle grandi: la Juve è passata a Sarri anche (soprattutto) per questo, Conte non è certo uno che aspetta che siano gli altri a prendere l'iniziativa, Giampaolo ha l'etichetta del maestro del bel calcio, Fonseca ha fatto innamorare di sé la Roma grazie al gioco d'attacco dello Shakhtar (4-2-3-1 iper organizzato), così come Ancelotti (il cui Napoli ha però subìto sette reti in due partite: troppe per chiunque, decisamente) non può essere considerato un catenacciaro e anzi.

Adesso non resta che osservare quanto accadrà. Perché poi, quando per alcuni la classifica comincerà a scottare, magari la musica cambierà.