Quagliarella torna in Nazionale, lo stadio lo acclama e lui si commuove

A 36 anni, Fabio Quagliarella riesce ancora a commuoversi per il calcio. È successo nel dopopartita di Italia e Finlandia, in cui ha giocato 10 minuti sfiorando due volte il gol: "Grazie ai tifosi per l'accoglienza". E si commuove

Commuoversi per il gioco più bello del mondo a 36 anni? È possibile. Vedi Fabio Quagliarella, protagonista negli ultimi 10 minuti di Italia-Finlandia di un paio di conclusioni a rete che avrebbero potuto festeggiare nel modo migliore il suo ritorno in Nazionale a quasi nove anni dall'ultima volta. Quagliarella, che alla Sampdoria si sta ritagliando una seconda giovinezza grazie ai 21 gol segnati in campionato che gli valgono al momento il titolo di capocannoniere della Serie A, a fine gara è intervenuto ai microfoni di Rai Sport per raccontare la sua emozione di vestire di nuovo la maglia azzurra. Emozione accompagnata dai "lucciconi" agli occhi.

"È stata una serata emozionante. Ci tengo a ringraziare questo pubblico che mi ha acclamato anche quando ero in panchina", ha esordito Quagliarella facendo riferimento al pubblico di Udine che lo ha sostenuto in passato nelle sue due stagioni con la casacca bianconera dell'Udinese. "Le due occasioni che ho avuto? La palla poteva entrare. Sarebbe stato anche più bello, ma va bene così", ha detto Quagliarella prima di rispondere a una domanda sulla possibilità di far parte del gruppo che - si spera - parteciperà agli Europei 2020: "Io come ho sempre detto navigo a vista. Penso a fare bene con la maglia della Samp ed è grazie a loro se sono arrivato qui. Per me è stata una serata stupenda, giocare in nazionale e in questo stadio che per due anni mi ha voluto bene. Tutto molto bello, non trovo le parole ma li ringrazio", il commento - con gli occhi lucidi - di Fabio Quagliarella.

Quagliarella, apprezzato da gran parte degli appassionati di calcio per la sua sportività (note le sue "non esultanze" per i gol segnati alle sue ex squadre), non è nuovo a commuoversi di fronte alle telecamere. Era già successo nell'intervista alle Iene in cui aveva raccontato una brutta storia di stalking che ne aveva compromesso le prestazioni al punto da allontanarlo dalla sua squadra del cuore, il Napoli. Per lo stesso motivo aveva pianto sul prato dello stadio di Genova dopo una partita contro il Cagliari, parlando di un "incubo finito". E più di recente dopo avere eguagliato l'ex attaccante della Fiorentina, Gabriel Omar Batistuta, nella classifica dei calciatori a segno per il maggior numero di partite consecutive. "Non ci credo. L'ho fatto davvero?". Un'umanità, quella dell'attaccante blucerchiato, ammirata anche dalle decine di piccoli tifosi del Sassuolo che, prima della sfida contro la Sampdoria del 16 marzo, lo avevano accolto al Mapei Stadium scandendo ad alta voce il suo nome. Un premio che, possiamo starne certi, vale molto più di un gol.

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