Quanto vola questa Italia. Chesani argento di coppia

Conquista il secondo posto fra i maschi alla pari col greco Mastoras. La baby Del Buono bronzo nei 1500. "È per la nonna: se non c'era lei..."

Sarà emblematico o solo figlio di una azzurra allucinazione? L'atletica sventola il medagliere e dice che questa Italia salta in alto. E salta bene. C'è un uomo nella festa delle donne azzurre: Silvano Chesani porta finalmente un bel podio e un argento alla tribù degli aquilotti del salto in alto. Va a far coppia di medagliere con Alessia Trost, gli tocca il pari merito come alla ragazzona friulana. Ma lei se lo giocava per l'oro, Chesani si è fermato all'argento insieme al greco Mastoras e senza spareggio come per l'oro donne. Trentino che ora vive a Parma, un metro e 90 per 75 chili, 27 anni da compiere a luglio, ha provato l'hockey su ghiaccio prima di credere nell'atletica, Chesani è entrato in finale con l'eccentrico Gianmarco Tamberi e dimostrato che il gruppo del salto in alto azzurro non si ferma sempre all'ultimo balzo. Stavolta è andato più in là. Si dirà: europei indoor, misure non proprio da alta quota, ma la specialità è terra di conquista in Europa e raccoglie i migliori.

Chesani ha provato i 2,34 che potevano valere l'oro, si è fermato ai 2,31 al secondo salto, quasi a fior di asticella. E così era passato ai 2,28 che hanno tenuto in gara sei atleti (Tamberi 7°:2,24). Oro al russo Tsyplakov, miglior salto a 2,31, ma per Chesani rivincita sul destino che gli ha negato l'Olimpiade di Londra, lo ha portato a 2,33 nel febbraio 2013 (record italiano poi superato) e gli ha fatto perdere il 2014 per guai fisici.

Italia che chiude con tre medaglie belle e lucide, e le nostre ventenni che fanno passerella. La terza medaglia sta nella valigia di Federica Del Buono, enfant prodige classe 1994 (ieri la Trost ha compiuto 22 anni) che non si perde mai e non butta nulla neppure quando ha un problema al piede come in questo periodo. Bronzo nei 1500 metri, prima medaglia che conta nel mondo dei suoi sogni, ed erano 34 anni che l'Italia non ne vinceva in questa corsa indoor. Federica è doppia figlia d'arte (mamma, Rosella Gramola, è stata mezzofondista azzurra e ora la allena, papà Gianni primatista italiano nel mezzofondo), quindi sangue puro. Agli Europei dell'estate scorsa si è piazzata 5a nella finale 1500 m. correndo da veterana. In questi indoor di Praga è stata al solito combattiva dietro l'olandese Sifan Hassan, poi vincitrice (4'09"04). A tre giri dalla fine la progressione, per mollare davanti al sorpasso della polacca Chichocka, all'ultima curva. Federica ha corso in 4'11"61: talento e coraggio portano risultati. Medaglia per una donna nel giorno..delle donne: «Mia nonna compie 89 anni: quando ha saputo che non ero intenzionata a partire, mi ha spronato ad esserci, sentiva che sarebbe andata bene. La medaglia è per lei».

Infine bella finale dei 60 m per Michael Tumi, due anni dopo il bronzo all'Europeo indoor di Goteborg: stavolta è medaglia di legno per un soffio. Eliminato l'inglese Ujah per falsa partenza, Tumi ha provato ad infilarsi nel pertugio di uno spalla a spalla. Non ce l'ha fatta: successo all'inglese Kilty, davanti ai tedeschi Blum (6“58) e Reus (6“60). Tumi ha chiuso in 6“61, a un solo centesimo dal podio. L'ultima occhiata per l'olandese Dafne Schippers, già oro all'aperto di 100 e 200: vola in 7”05, miglior prestazione mondiale dell'anno. Regina vera.