Quintana re del Giro, ma impresa rovinata anche da un tweet

"Neutralizzata la discesa dello Stelvio", messaggio equivoco Poi la retromarcia. Però molti rallentano. Non lo scalatore

inviato a Val Martello

Peccato. Un vero peccato. Mai successo nella storia che il Giro riuscisse a vincere la cattiveria di Gavia e Stelvio nella stessa giornata, per giunta in un clima da tormenta invernale. Alla fine, siamo qui invece a parlare di un Giro surreale. Un Giro deciso dagli impiastri.

Succede tutto a quattro chilometri dalla vetta dello Stelvio, in uno scenario da autentica tregenda: radio-corsa annuncia che alcune moto con bandierina rossa si metteranno davanti in discesa per segnalare i pericoli peggiori e per "evitare attacchi". È l'unica comunicazione che deve fare fede, l'unica ufficiale. Attenzione: non parla di corsa "neutralizzata", ma lascia chiaramente intendere che almeno sui primi tornanti, in mezzo alla nebbia, non ci sarà battaglia. E poi c'è dell'altro. Evidentemente, anche molta gente in carovana vive aggrappata a Twitter, e qui sta il vero problema: già di primo pomeriggio, sul sito ufficiale del Giro viene lanciato questo messaggio: «La discesa dello Stelvio è neutralizzata a causa del meteo». Letterale: «Discesa neutralizzata». Il tremendo equivoco, a quel punto, è lanciato nell'etere. Indietro non si torna più. E poco importa che più tardi, quando radio-corsa lancia l'avviso ufficiale delle moto con le bandierine, una specie di safety-moto tipo Formula uno, lo stesso sito ufficiale della Gazzetta cancelli velocemente il tweet iniziale e pubblichi una disperata retromarcia: «Comunicazione sbagliata: nessuna neutralizzazione della discesa dello Stelvio. Scusateci per l'informazione sbagliata».

Tutto inutile. Indietro non si torna. È caos totale. Ormai ciascuno va per la tangente. Sembra di essere davanti ai dibattiti tra legulei sull'intepretazione delle leggi italiane. Chi crede che la discesa dello Stelvio venga fatta dietro safety-moto (la squadra della maglia rosa Uran, quella di Aru, quella di Evans, che difatti se la pendono comoda) e chi invece comprende che la corsa non è per niente neutralizzata, e dunque si butta in discesa con tutto il coraggio possibile. Tra questi, Nairo Quintana. La sua squadra ha fissato per oggi l'attacco frontale al Giro, e non c'è niente che possa fermarla. A tutta in salita, e poi giù lanciatisismi in discesa, alla faccia degli impiastri che lanciano comunicazioni confuse, ambigue, cervellotiche.

Alla fine, è baraonda. Risse verbali e accuse feroci. Il direttore generale del Giro, Mauro Vegni, trasecola: «Mai parlato di neutralizzazione, io. Io rispondo solo di quello che dico io. E che fa fede». Un peccato, un vero peccato. Un peccato mortale. Per colpa di questo malinteso, per colpa dei leggeroni di twitter e di radio-corsa, la grande giornata di Quintana passa sullo sfondo. Eppure è profondamente ingiusto. Perché al netto dei veleni, finalmente il Giro trova il suo vero re. Il re atteso, il re annunciato. Superate nicchiando le prime due settimane, anche per colpa di una brutta bronchite, quando arriva il terreno dei campioni, il campione entra in scena. È vero che Quintana beneficia del giallo sullo Stelvio, ma è anche vero che ci sarebbe tutto il tempo per riprenderlo. E invece. Invece il colombiano, il numero uno di questa Colombia nuova superpotenza del ciclismo, gestisce la fuga con una tale forza, una tale intelligenza, una tale freddezza, che alla fine il suo trionfo (tappa e maglia) può essere definito in un solo modo: meritato, limpido, sacrosanto. I distacchi parlano da soli. Ma soprattutto parla il suo modo incredibilmente bello di scalare la montagne. Standing-ovation: questo è il signore degli scalatori.

Peccato, peccato davvero che una simile maglia rosa, una maglia rosa finalmente all'altezza del Giro (altro che Ciccio), si porti dietro un simile carico di tossine. Non lo merita. Per la fatica spesa sulla strada, per l'impresa firmata. «A me non ha detto niente nessuno: ho attaccato in vetta allo Stelvio e poi ho tirato dritto. Non ho colpa di questa polemica…». Verissimo. La colpa di questa farsa non è di Quintana, né di qualunque altro corridore. La colpa è degli impiastri che maneggiano twitter e radio-corsa. Hanno una sola fortuna, che limita di molto i danni del loro disastroso capolavoro: Quintana avrebbe vinto comunque, anche senza di loro.