Il Real e una doppietta che sa di impresa "Ma non siamo favoriti"

Zidane, che da bianconero perse due finali, teme la sua ex: «La Juve non fa catenaccio»

nostro inviato a Cardiff

Zinedine Zidane chiude il cerchio. È la sua partita anche se in campo ci sono giocatori per un miliardo di euro. Il francese si toglie dal campo perché in una squadra con lui e CR7 dice che «la stella sarebbe sicuramente Cristiano». Quel Cristiano Ronaldo che con Dybala è l'arma «illegale» della notte di Cardiff: la Joya proverà ad avviare il passaggio di consegne anche con il portoghese dopo averlo fatto con Leo Messi. Paulo ha l'occasione per salire sul podio dei migliori del mondo.

A centrocampo due fattori su tutti: il «k» di Kroos e Khedira, i due panzer, quello «slavo» di Modric e Pjanic, i due architetti. Sulle fasce si ballerà la samba con Marcelo e Dani Alves e in attacco Higuain ritroverà quel Benzema che l'ha convinto a lasciare Madrid dopo sette anni. Eppure i gol potrebbero arrivare dalla difesa con le incursioni di Bonucci e Sergio Ramos, l'uomo dell'ultimo minuto.

Eppure Zidane è al centro di tutto. Vincere con la Juventus o perdere con la Juventus, una preposizione che cambia tutto nella storia di Zizou. Lui che non è riuscito ad alzare la coppa da giocatore con i bianconeri, che è a un passo dal mantenere la promessa del 2003 quando disse: «Voglio vincere la decima, l'undecima e la "duodecima" con il Real Madrid». Ci ha messo lo zampino nella Champions numero dieci perché era nello staff di Ancelotti, da allenatore ha vinto l'anno scorso e ora può fare un bis che nella storia moderna della competizione non è mai riuscito a nessuno (mentre nella vecchia Coppa Campioni l'ultimo bis fu del Milan, 1989 e 1990).

Eppure Zidane mette le mani avanti e dà un «cinquanta per cento di possibilità alle due squadre. Perché in una finale può succedere di tutto e perché in carriera ho già perso...». Poco prima glielo aveva ricordato anche Buffon che si era detto di non essere sorpreso a vederlo «allenatore e vincente perché il dna è quello». E però Gigi aveva paragonato questa vigilia a quella mondiale di Berlino 2006, quella della parata su Zizou e quella della testata di Zizou. La dimostrazione di come in una finale non ci sia nulla di scontato.

Il rispetto per la sua ex squadra è racchiuso tutto in una frase: «La Juventus non è catenaccio, giochiamo contro una grande squadra». Però torna a guardare subito in casa sua e all'abbondanza che lo obbligherà a scelte dolorose, dovendo spedire in tribuna qualche stella. Accertati scontenti e dati in uscita Morata e James Rodriguez, Zidane deve fare i conti con Bale che vuole giocare a tutti i costi nella sua città e decidere se accontentarlo rischiando di togliere equilibrio alla squadra. Per questo resta favorito Isco.

Ma il vero capolavoro di Zidane è stata la gestione di Cristiano Ronaldo che ha centellinato durante la stagione per averlo tirato a lucido nel finale. I risultati sono evidenti pure se i numeri dicono che non è la sua miglior stagione in assoluto, l'allenatore francese è riuscito a toglierlo dalla sfida eterna a suon di gol con Messi convincendolo a rinunciare a qualche partita. Anche questa una faccia della convinta superiorità che gli spagnoli sentono nei confronti di tutti. Come nelle parole di Sergio Ramos, l'uomo dei finali che non si preoccupa delle provocazioni di Dani Alves e tira dritto: «Non ci interessa nulla. Noi siamo il Real Madrid e siamo qui per fare la storia». Ma Zidane la può scrivere in due modi. Dove non è riuscito da giocatore bianconero, può riuscire da allenatore avversario: far vincere la Champions alla Juventus.