Real senza CR7, ma il City non punge

Ronaldo non sta bene e resta in tribuna. Però sono gli inglesi a rischiare, salvati da Hart e dalla traversa

R eal poco nobile ma molto pratico, City sceicco ma povero di idee, deludente il totale. Un miliardo di euro in campo ma zero a zero al conto, perché con l'artista in tribuna, il resto della banda è stato di una noia mortale per ottanta minuti, prima dei fuochi finali. Cristiano Ronaldo, con un muscolo ferito della coscia, ha assistito al nulla totale del primo tempo, molta fuffa, niente polpa, zero assoluto di tiri veri in porta, tatticismi esasperati, tattica di prudenza e di paura, la prima semifinale di andata ha tradito gli amanti perversi del football vero, sanguigno, profondo, combattuto. Idem come sopra, nella ripresa, con qualche sussulto finale, traversa di Jese, e numeri di Hart che ha stoppato i tentativi di Ramos e di Pepe.

L'assenza di Ronaldo ha tolto la genialità, l'imprevedibile giocata, il colpo di scena, Lucas Vazquez ne ha preso il posto in lista, stop, il Real di Zidane ha giocato all'italiana, di contrassalto, cercando con la velocità fulminea di Bale di ribaltare l'azione mentre Benzema, fatto fuori per motivi di codice penale dalla nazionale francese per l'Europeo, è stato tolto dalla scena, al termine del primo tempo, per far posto a Jese, dopo la solita recita insulsa che fa pensare, sempre di più, al ritorno a Madrid di Alvaro Morata.

Il City di Pellegrini ha provato con l'azione di manovra ma ha perduto, dopo trentanove minuti, Silva, lo spagnolo che garantisce alla squadra il tocco finale, l'ultimo passaggio che sa mettere in azione Aguero o De Bruyne, supporto necessario al gioco raffinato, geometrico di Modric. L'innesto del diciannovenne nigeriano Iheanacho, ultimo idolo del City, ha dato maggiore profondità ma tolto l'equilibrio tattico agli inglesi (si fa per dire, presente in campo un solo suddito della Regina, il portiere Hart, prima dell'ingresso, nel quarto d'ora finale, di Sterling, per il resto un carrefour di ogni dove).

Roba piccola, dunque, musica stonata dinanzi a Noel Gallagher, un Oasis nel deserto del gioco, tifoso dei blue moon, luna appassita e niente affatto romantica ieri sera, alla prima semifinale di coppa Campioni della sua storia, 46 anni dopo l'unico suo trionfo in coppa delle Coppe.

Prima conclusione tra i pali, evento storico anche questo, dopo cinquantacinque minuti con un colpo di testa di Sergio Ramos che non ha fatto sudare Hart. Ancora football ruminato, serata non particolarmente faticosa per le due difese, rare le soluzioni di attacco, in attesa che qualcosa potesse improvvisamente scuotere la fuffa. In verità qualcosa ha pure divertito gli astanti, o meglio i telespettatori, quando è stato inquadrato il pantalone di Zidane, con il tessuto lacerato nella zona calda, perché i quadricipiti del francese, anche da pensionato, restano sempre esplosivi. Si deduce, dalla nota, che il football non stesse offrendo il massimo e nemmeno il meglio. Ci si rivede al Bernabeu, con un Cristiano in più. Nel senso di Ronaldo.