Ribaltone rosa Uran mette la freccia nella crono di Evans

H ep. E' la maglia rosé ad uscire ubriaca dalla Barbaresco-Barolo, cronometro del vino annacquata brutalmente dai soliti temporali fantozziani. Cadel Evans sognava di uscirne ebbro di nuovi vantaggi, invece lo riportano a casa sorreggendolo per le spalle, con le idee molto confuse e tanta malinconia. Ciucca triste.
Non è festa per babbioni, questo Giro che finalmente comincia nella prima tappa seria. Fanno baldoria i ragazzi, i giovinastri di mezzo mondo, per fortuna anche i nostri fratellini d'Italia, questo Ulissi e questo Aru che hanno il compito di risollevare la cupa congiuntura tricolore.
Nell'ordine di bravura: primo assoluto, al di sopra di ogni aggettivo, il colombiano Rigoberto Uran Uran, dei giovani il più vecchio e il più esperto (26 anni), già secondo l'anno scorso dietro a Nibali, dunque mica un pisquano caduto dal pianeta Marte. Noto per le sue grandi attitudini in montagna, per un giorno dimostra chiaramente di gradire moltissimo anche climi e paesaggi collinari. Mostruoso il suo vantaggio finale. Tappa e maglia. E quando al Giro si usa questa espressione, tappa e maglia, significa che qualcosa di grande sta nascendo.
«Ero molto concentrato, sapevo che questa cronometro avrebbe inciso molto sul Giro. In inverno ho lavorato tanto nella galleria del vento. Volevo fare bene bene: così va proprio bene».
Altro che bene. Va benissimo. Pure troppo, per il seguito del Giro. Basta guardare la classifica generale: dal punto di vista dello spettacolo, è sin troppo delineata, a conferma che una cronometro di 42 chilometri oggi come oggi risulta eccessiva. Pesa troppo. Ammazza troppo. E' vero, adesso Evans è secondo a soli 37'': ma è un effetto ottico, un abbaglio, un'allucinazione. Sulle grandi montagne, Uran è nettamente più forte di lui. Non ha speranza. E andando avanti ci rendiamo conto che il bravo polacco Majka è a quasi due minuti, Pozzovivo a due e mezzo, Quintana a tre e mezzo. Gli altri, non ne parliamo. Il Giro comincia soltanto adesso, ma la sensazione è che stia già cominciando a finire, molto prima delle grandi sfide montanare.
In ogni caso, largo ai giovani. Da qui in poi, sarà un Giro new-generation. Si sospettava, si aspettava, che lo fosse. Puntualmente, lo sta diventando. Il cambio di generazione è anzi più veloce del previsto. Per un Evans e un Basso che in modo diverso (male l'australiano, malissimo il nostro) cedono il passo, c'è un affollamento di ragazzi alle loro calcagna. Ci sono soprattutto i colombiani, Uran e Quintana (quest'ultimo peraltro ancora ingolfato). C'è pure un polacco, come il papa venuto da lontano, questo Majka che cresce ogni anno un qualcosa in più. E per fortuna c'è timidamente, ma decisamente, anche questa Italia punto due, guidata da un Ulissi sempre più sorprendente, capace questa volta di volare a cronometro proprio il giorno dopo il volo vero e cruento dentro un fosso nella tappa di Savona. «Ci ho dato dentro, mi sentivo bene: sono pure andato piano in discesa, perché non volevo cadere un'altra volta. Per me sono contento. Ma Uran è veramente super».
Buona difesa quella di Aru, il sardo con liceo classico che ci giochiamo come uomo da classifica. Bene, molto bene, l'inatteso Brambilla. Se sono rose, prima o poi fioriranno. Sarà molto improbabile che fioriscano già quest'anno. Stanno studiando da grandi, per la laurea mancano ancora molti esami. Al momento, il nuovo professore è Uran Uran, il colombiano del lago di Garda, presentato televisivamente come "Ciccio". C'è un "Ciccio" che comanda per le strade d'Italia. Da Barbaresco a Barolo un leader di-vino. Hep.