Rio, il Brasile del calcio è d'oro. Neymar diventa Re

Il Brasile ha vinto la medaglia d'oro nel calcio maschile battendo 6-5 ai rigori la Germania. Neymar "Sensazione indescrivibile. Ma non sarò più capitano"

L'allenatore delle Seleção olimpica Rogerio Micale incorona Neymar a fine partita

Neymar da Silva Santos Junior si avvicina al dischetto del calcio di rigore. Gli occhi del Maracanà e di un intero paese sono su di lui. Prende in mano il pallone, deve pesare tantissimo. Davanti a lui c'è il portiere della Germania. Dentro quel pallone c'è il peso di più di un secolo di attesa di tutto il Brasile che non ha mai vinto l'oro nel calcio maschile alle Olimpiadi, fermandosi per tre volte all'argento. Ma soprattutto dentro quel pallone c'è l'incubo ancora vivo del "Mineirazo". I tempi regolamentari sono finiti 1-1, gol di Neymar che esulta alla Bolt. Nel secondo tempo il tedesco Meyer segna il gol del pareggio. Supplementari, poi i rigori. Il primo errore arriva al nono tiro dal dischetto. Sbaglia il tedesco Petersen. Il decimo tiro spetta a Neymar. La rincorsa è lunga. Almeno due anni. Tanti ne sono passati dall'8 luglio 2014. Allo stadio Mineirão di Belo Horizonte finì 7-1 per la Germania. Neymar non c'era. Nei quarti di finale dei mondiali contro la Colombia Zuniga gli diede una ginocchiata alla schiena: frattura alla vertebra e addio semifinale contro i tedeschi. "Chissà come sarebbe andata con lui in campo", si chiesero i brasiliani. Non lo sapremo mai, quel che è certo è che stavolta è finita diversamente. Neymar tira e segna, ma stavolta non festeggia come l'uomo più veloce del mondo perchè questa esultanza se la vuole godere, lentamente. Alza le braccia, piange: il Brasile del calcio ha vinto la prima medaglia d'oro alle Olimpiadi nella sua storia. Ma soprattutto i verdeoro cancellano almeno un po' quel dramma sportivo di due anni fa.

Neymar: "Sensazione indescrivibile. Ma non sarò più capitano"

"Che sensazioni provo? Non riesco a descriverle". A fine partita Neymar è il volto della gioia. "Ho realizzato il mio sogno ed esserci riuscito nel mio paese mi rende molto orgoglioso", dice con gli occhi ancora lucidi. Il calcio di rigore decisivo lo ha tirato lui: "In quel momento - ha spiegato - l'unica cosa che avevo in mente è che dovevo farlo". Ha segnato calciando in porta un pallone pesantissimo, indossando sul braccio destro un'altrettanto pesante fascia da capitano. "Ne ho già parlato con la mia famiglia e a partire da ora non voglio più essere il capitano della Nazionale brasiliana". Nelle ultime settimane, soprattutto quando i risultati non arrivavano, sulla stella del Barcellona sono piovute addosso moltissime critiche. "Adesso dovrete rimangiarvi tutto", ha detto Neymar ai giornalisti. La decisione adesso spetta al nuovo ct della nazionale maggiore, Tite.

L’ex attaccante del Santos indossa la fascia da quella sera maledetta per il calcio brasiliano: l’1-7 subito dalla Germania nella semifinale dei Mondiali del 2014. Una sconfitta che adesso fa un po' meno male, anche se un oro olimpico non pesa quanto un mondiale di calcio. Diversa l'attenzione mediatica, diverse soprattutto le squadre in campo. Alle Olimpiadi partecipano le nazionali under 23 con tre fuoriquota. Neymar era uno di questi nella Seleçao. Attorno a lui tanti ragazzi che lo vedevano come punto idolo: "Tutti sappiamo quanto fosse importante questo oro - ribadisce l'attaccante balugrana -. Sapevo che più che un compagno ero un idolo per i ragazzi e per questo mi guardavano in maniera diversa, ma alla fine siamo diventati amici. Ho imparato più io da loro che loro da me".

Brasile - Germania: la partita

In avvio subito un brivido per i verdeoro con i tedeschi che timbrano una clamorosa traversa con Brandt. Tirato un sospirone di sollievo, la Selecao si organizza: gradualmente aumenta il ritmo e rinchiude gli avversari nella loro metà campo. Inutile dire che, appena possibile, i verdeoro cercano di innescare in avanti i tre tenori, Gabriel Jesus, Gabigol e in primis Neymar, osservato speciale della difesa tedesca e sempre a caccia del colpo ad effetto.

Ed è proprio il giocatore più invocato dal pubblico di casa a firmare il vantaggio con una rete da antologia: dal limite pennella una punizione diretta all'incrocio con la palla che sbatte sulla traversa e si infila in rete. Niente può Horn, il boato del Maracana sa di liberazione. I verdeoro arrivano spesso e volentieri alle soglie dell'area, il problema è alle loro spalle: la difesa a tratti balla pericolosamente. I padroni di casa rischiano nuovamente su una velenosa punizione di Meyer deviata dalla difesa sulla traversa, poi sul successivo angolo Weverton è chiamato all'intervento in tuffo, ancora su Meyer.

La fortuna non sorride alla Germania, che ci prova con colpo di testa di Bender: ancora una volta è la traversa, e fanno tre, a salvare il Brasile. I tedeschi, oscar alla iella, meriterebbero il pareggio e lo trovano nella ripresa. Lo firma uno dei migliori, Meyer, insaccando di piatto il cross rasoterra di Toljan. 1-1 al 13', il Maracanà vede pericolosamente svolazzare spettri in cielo. Una doccia gelata che però non abbatte la Selecao, che riprende la ricerca del gol con un bolide dai 30 metri di Gabriel Augusto. Quindi Gabriel Jesus, in anticipo, non riesce a sfruttare a dovere un invito al centro dello stesso Augusto.

La prima mossa di Rogero Micale è richiamare Gabigol e gettare nella mischia Felipe Anderson. Ora è assedio Brasile: i tedeschi si limitano al contropiede quelle poche volte che riescono ad uscire. Si vede spesso la palla danzare pericolosamente nell'area tedesca, senza che però nessun verdeoro trovi il varco giusto. Il Brasile insiste, Neymar prova a metterselo sulle spalle nel forcing finale: il fuoriclasse del Barça ci prova da fuori area e sfiora il palo.

Ai verdeoro non manca l'impegno né la scioltezza nell'arrivare alle porte dell'area tedesca, quello che manca è l'ultimo passaggio. E così si va ai supplementari. Dove le emozioni latitano perché la stanchezza nelle gambe si fa sentire. Felipe Anderson ha una buona chance, ma Horn sventa la minaccia. Ma ormai è chiaro che l'epilogo si deve decidere romanzescamente ai calci di rigore. Il Maracanà trattiene il fiato: lucidissimi e chirurgici i beniamini di casa che non sbagliano nulla dagli undici metri, Petersen invece si fa ipnotizzare da Weverton. Il pallone che vale la storia lo calcia Neymar. Ovviamente. L'attaccante piange e con lui un intero paese.