La Roma è acciaccata Ma neppure Messi se la vuole perdere

La Pulce ha bisogno di minuti nelle gambe per raggiungere la condizione di forma migliore in vista dell'appuntamento con il Mondiale per club che attende i blaugrana a metà dicembre

La tappa al Camp Nou, la più complicata del mini-torneo di Champions, nasce con cattivi auspici per la Roma. La squadra di Garcia - con il pari nel diluvio di Bologna con polemiche a seguire per la disputa del match - ha perso il posto sul podio della serie A, evento mai accaduto nell'era del tecnico francese, ma soprattutto continua a subire reti (sono 25 in 17 gare tra campionato e Coppa). In più ci sono le assenze pesanti nella serata di gala contro i marziani del Barcellona, brillantemente bloccati all'andata più di due mesi fa. Difficile concedere ai quotati avversari due «scattisti» come Gervinho e Salah, oltre a De Rossi, salito sull'aereo della squadra ma sul cui impiego c'è grande pessimismo nell'ambiente giallorosso («giocherà solo se al 100 per cento, non mi prendo il rischio di perderlo per le prossime sei partite dell'anno», così Garcia). A completare il quadretto non edificante, il ritorno in campo di Messi: la Pulce - che nella sfida dell'Olimpico si accese solo a tratti - ha bisogno di minuti nelle gambe per raggiungere la condizione di forma migliore in vista dell'appuntamento con il Mondiale per club che attende i blaugrana a metà dicembre.Con una qualificazione agli ottavi praticamente in cassaforte (basta un punto), a Barcellona, più che della Roma, si parla ancora molto della clamorosa vittoria nel «Clasico» di sabato scorso. Il 4-0 al Bernabeu che ha ufficialmente aperto la crisi profonda del Real. Così tocca all'ex Luis Enrique riportare l'attenzione al presente. E nonostante le simpatie per i giallorossi, non pare disposto a fare sconti. «Mi piacerebbe che la Roma passasse il turno - così l'hombre vertical asturiano -, ma farò il mio lavoro che è tentare di vincere ogni partita».

Negli occhi dei tifosi romanisti c'è ancora lo splendido gol di Florenzi - candidato ai Puskas Awards come migliore rete dell'anno - che il 16 settembre scorso fu il grimaldello per fermare l'Armada blaugrana. Da quel giorno il calciatore della Nazionale è entrato nel mirino del Barcellona. «Sarebbe il benvenuto, se viene ora c'è tanta concorrenza», l'invito del terzino Dani Alves che lo vedrebbe bene come suo sostituto. Anche se stasera Florenzi giocherà più avanzato nel probabile 4-1-4-1 di Garcia. In campo anche due ex, uno (il Keita vice De Rossi) che ha vestito la maglia blaugrana per 4 anni, l'altro (Iago Falque) che preparato dalla «cantera» del Barcellona non ha poi avuto un futuro nel club né ha mai giocato un minuto con i più grandi. Così come Pjanic, da tempo nella lista degli obiettivi di mercato del Barça (fu proprio Luis Enrique a volerlo a Roma nel 2011), bomber giallorosso in stagione che sta avvicinando il suo record personale di gol (11 con il Lione, è già a quota 8). «Bello essere nei pensieri di certi club, ma voglio vincere con la Roma, lo aspetto da tempo».«La squadra è frustrata sul piano psicologico dopo il pari a Bologna - sottolinea Garcia che non ha ancora digerito quanto avvenuto sabato scorso -. Conquistare un pari qui sarebbe fantastico, ma solo una vittoria cambierebbe il futuro e ci farebbe tenere il destino nei nostri piedi. Se difendiamo tutta la partita, la perderemo, quindi dovremo sfruttare ogni opportunità e accendere la luce quando sarà possibile». Sapendo bene che sarà comunque decisiva la sfida del 9 dicembre con il Bate Borisov, che oggi potrebbe fare lo sgambetto al Bayer Leverkusen e riaprire tutti i giochi qualificazione.