Roma contro Milano: ecco la vera Olimpiade

L'eterna sfida. Il presidente del Coni Malagò rilancia la candidatura di Roma ai Giochi. La replica di Antonio Rossi, assessore lombardo ex canoista: "Meglio al Nord"

Roma contro Milano, Milano contro Roma. Sta per ripartire il vero sport nazionale. A lanciare la volata, l'idea, non originale per la verità, del presidente del Coni Giovanni Malagò che, in un'intervista alla Gazzetta dello Sport, ha buttato la provocazione: se i Giochi del 2020 dovessero andare a Tokyo, e non a una città europea come Madrid o Istanbul, Roma si candiderebbe per il 2024.

Già, come se dalla bocciatura di Roma olimpica da parte del Governo Monti fosse passata un'era geologica, e non solo un anno e mezzo. Come se tutti quei rischi che si vedevano all'orizzonte nel febbraio del 2012, adesso fossero improvvisamente scomparsi dalla scena economica del Paese. Ma, al di là delle valutazioni di opportunità o meno della riproposta del progetto (frenato persino dal sindaco Marino), il primo effetto che Malagò ha scatenato è stata l'immediata risposta milanese. Portavoce Antonio Rossi, un signore che in fatto di Olimpiadi se ne intende, l'ex canoista tre volte medaglia d'oro, sempre sul podio da Barcellona '92 ad Atene 2004, adesso impegnato in politica come assessore allo Sport della Lombardia. Un ex atleta di primissimo piano, che è stato anche membro della Giunta Coni. Insomma, per il Comitato olimpico sempre un po' romanocentrico, un interlocutore che parla a ragion veduta: «Mi fa piacere che Malagò abbia riproposto il dossier bocciato da Monti, ma credo che ora la candidatura di Roma possa essere sostituita da quella di Milano».

Il ping pong è ufficialmente ricominciato, con tanto di polemica nordista da parte dell'assessore Rossi («In più occasioni l'organizzazione di grandi eventi sportivi a Roma si è dimostrata un salasso per le finanze del Paese, per questo bisogna dare fiducia al Nord e a Milano»), anche se poi Regione Lombardia e Comune di Milano dovranno spiegare da quali basi di partenza pensano di poter lanciare la sfida alla capitale. Visto che quanto meno Roma può contare su qualche minima struttura già esistente (non ultimo lo stadio Olimpico), mentre Milano è ormai da decenni in una situazione impiantistica da terzo mondo.

D'altra parte la lunga sfida olimpica tra Milano e Roma si perde nella notte dei tempi. Mentre Roma si apprestava a celebrare la sua Olimpiade del 1960, Milano cominciava ad alimentare il suo sogno a cinque cerchi, anche se per trovare il primo sindaco sostenitore dell'idea bisogna arrivare all'era Tognoli, agli anni Ottanta della Milano da bere. Tanto che a fine decennio sarà Massimo Moratti, non ancora presidente dell'Inter, ma presidente del Coni milanese, supportato da un atleta imprenditore come Sergio Tacchini, a farsi carico del progetto Milano 2000, che poi naufragherà tristemente, spazzato via da tutti i guai di Tangentopoli. Quindici anni dopo ci proverà ancora un'altra Moratti (Letizia) a ragionare sull'ipotesi, ma la candidatura venne subito ritirata. Poi si arrivò allo scambio di appoggi (a Milano l'Expo, a Roma i Giochi), ma l'avventura romana si arenò sullo scoglio Monti. Ora la battaglia ricomincia: quasi quasi c'è da sperare che vincano Istanbul o Madrid.

Commenti

Lofelo

Gio, 08/08/2013 - 10:20

Perché non considerare un modello organizzativo delle olimpiadi non più vincolato ad una grande città (in genere la capitale o altre metropoli,sino ad ora è stato così), ma distribuito su una regione ? Tante strutture sarebbero già fruibili, sia sportive che ricettive, che di mobilità: una o alcune discipline per ogni provincia,a seconda della vocazione, delle strutture esistenti, ecc. Modello che garantirebbe una suddivisione delle opportunità, degli impegni,delle responsabilità e dei rischi.......

il gotico

Gio, 08/08/2013 - 11:53

Prima di parlare di olimpiadi e della costruzione di nuovi impianti, vediamo di spazzare via criminalità, tangenti e quella struttura politica che farebbe lievitare il costo di un rotolo di carta igenica a 200 euro. Basti pensare a quanto speso per 3 giorni di G8 a l'Aquila.... 52.589.954,41euro, 26.000 euro per le penne ricordo, 1.128 euro per 4 asciugamani elettrici ad aria calda, mi fermo lasciandovi solo immaginare se per 3 giorni abbiamo speso oltre 50 ml, per due settimane di olimpiadi vedremo raddoppiare il debito pubblico.... lasciamo stare le olimpiadi, prima cerchiamo di diventare uno stato civile, leviamoci di torno quei parassiti da 30.000 euro al mese che si fanno chiamare onorevoli e forse solo allora potremo pensare ai giochi.

Paul Vara

Gio, 08/08/2013 - 12:18

Ne' al nord ne' al sud. Le olimpiadi sono diventate semplicemente fonte di arricchimento per i membri (corrotti) del coni e gli sponsor e di impoverimento per città e paesi. Lo sport è da tempo che è stato eliminato dai giochi.