Tra Roma e Inter stessa coperta corta

Il pareggio dell'Olimpico, che ha spento le ambizioni da scudetto della Roma e quelle da Champions league dell'Inter, ha rivelato più cose di quanto possa apparire a una lettura epidermica del risultato. In particolare ha dimostrato che la coperta è corta su entrambi le sponde, specie su quella nerazzurra. Ho sentito e letto note entusiastiche di Perisic e compagni, che però hanno fabbricato una sola vera palla-gol, a meno di considerare tale la conclusione sul fondo di Brozovic, e su quella hanno cercato l'impresa. Cosa dovremmo dire allora dei giallorossi, vicini alla marcatura in almeno cinque occasioni? Qualcosa non quadra se, come accaduto in altre circostanze, il migliore degli interisti è stato il portiere Handanovic. Di positivo c'è la conferma di modulo e formazione: che notizia dopo il turn-over infinito. Ma l'Inter ha bisogno d'un terzo centrocampista per essere più solida in fase difensiva: lo dimostra il fatto di aver preso gol in 11 delle ultime 12 partite. E i campionati toccano normalmente in sorte a chi subisce meno reti. Con gli uomini che si ritrova, Mancini probabilmente non può fare di più: se giochi con il 4-2-3-1, sei vulnerabile, se ti disponi con il 4-3-2, fatichi a offendere. Comunque e dovunque ti giri, mancano delle tessere al mosaico d'una rosa costruita un po' a capocchia. Inspiegabile poi sostituire Ljajic con Melo al minuto 86: del brasiliano c'era necessità fin dall'inizio della ripresa.La Roma è più avanti dell'Inter e più avanti poteva essere in classifica. Se non è in lotta per lo scudetto, la responsabilità maggiore è del ds Sabatini che, dopo aver riscattato a gennaio gli errori del mercato estivo, ha difeso a oltranza la posizione di Garcia e ritardato l'arrivo di Spalletti. Il presidente Pallotta non gliel'ha perdonato. Di qui il divorzio consumatosi l'altro giorno. E' cambiato tutto fra l'addio del francese, che non aveva più il controllo dello spogliatoio, e l'arrivo del secondo, costretto suo malgrado a vestire i panni del sergente di ferro. Ma c'era da mettere ordine a Trigoria. E lui l'ha fatto in senso tecnico e comportamentale, a costo di mettersi contro i fan di Totti e De Rossi. Come era successo negli anni belli della sua prima avventura romana, ha sistemato la squadra avvalendosi d'un "falso nove": a suo tempo il Pupone, oggi Perotti con due schegge ai fianchi. Peccato che il ciclo di otto vittorie e un pareggio sia stato preceduto da un solo successo nelle precedenti nove gare. Il futuro non è vigliacco. E il sigillo arriva non tanto delle imprese di campionato quanto dalle prestazioni con il Real Madrid.