Da Roma a Istanbul. C'è sempre il Liverpool nel destino di Ancelotti

Carletto e le finali perse riscattate ad Atene Ma ad Anfield ha vinto con il Chelsea e il Real

Giocarsi a Liverpool il primo traguardo prestigioso da quando siede sulla panchina del Napoli è quasi un segno del destino per Carlo Ancelotti. Ai Reds sono legate gran parte delle sfide importanti nella carriera del tecnico di Reggiolo. Che pure da calciatore della Roma, 34 anni e mezzo fa, avrebbe potuto sfidare il secondo club più titolato d'Inghilterra nella storica finale di Coppa dei Campioni all'Olimpico. Ma uno dei tanti infortuni al ginocchio lo tolse dalla contesa europea già prima dell'atto conclusivo, con l'amara lotteria dei rigori.

Ben cinque le sfide in Europa fra Carletto e il Liverpool vissute in tre nazioni diverse. E lui è stato uno degli ultimi a violare Anfield col suo Real Madrid. L'ultima volta è stata il 3 ottobre scorso, la sfida di andata del girone in corso, risolta da un gol di Insigne al 90' con i Reds che non riuscirono a fare nemmeno un tiro in porta. «Non mi era mai successo in carriera», disse Klopp nella pancia del San Paolo dopo la partita. «Dovremo giocare una gara simile, quella ci ha dato più fiducia e convinzione», ha detto ieri Ancelotti. Che proprio dal Liverpool ricevette una delle sconfitte più brucianti della carriera: maggio 2005, finale di Champions League a Istanbul, Milan in vantaggio per 3-0 dopo il primo tempo e poi clamorosamente raggiunto e superato nei tiri dagli ultimi metri. La rivincita su Benitez - allora tecnico dei Reds e dopo tre anni allenatore del Napoli - arrivò nel 2007 ad Atene: Coppa in bacheca grazie alla doppietta di Pippo Inzaghi.

La notte di Anfield Ancelotti se la immagina magari come il bellissimo pomeriggio vissuto otto anni fa, quando con il Chelsea vinse 2-0 prendendosi di fatto la Premier League. «Non c'è da avere paura, è uno stadio affascinante per chi viene a sfidare il Liverpool, è bello partecipare ma poi è il campo che decide, le tifoserie non hanno mai deciso le partite», così l'allenatore del Napoli. Sullo sfondo c'è la terza qualificazione agli ottavi di Champions della storia del Napoli dopo quelle ottenute da Mazzarri nel 2012 e Sarri nel 2017, ma anche la beffa rimediata dalla truppa di Benitez nel 2013 quando con l'arrivo a pari punti (ben 12) insieme a Borussia Dortmund e Arsenal gli azzurri rimasero fuori dalla fase a eliminazione diretta per la differenza reti.

Ancelotti ha sottolineato che non bisogna fare calcoli, ma è evidente che il pass arriverà con due risultati su tre (pareggio o vittoria) e probabilmente anche segnando almeno un gol nel tempio dei Reds, visto che il gol incassato al San Paolo dalla Stella Rossa ha vanificato l'1-0 dell'andata. «Abbiamo lavorato tanto per essere qui, abbiamo un piccolo vantaggio e dobbiamo sfruttarlo con intelligenza, con coraggio e personalità, l'opportunità di passare l'abbiamo noi e il Liverpool. Noi cercheremo di fare la miglior gara possibile, l'arbitro è di esperienza e dunque affidabile. La torta è stata fatta, ora manca la ciliegina e speriamo di metterla sopra...».

In campo ci sarà il Napoli di Champions, nato nella notte quasi magica di Parigi. Stessi interpreti, magari un modo di giocare diverso. Perché impedire di nuovo al Liverpool di fare tiri in porta sarà più complicato.