Rossi, il centro del motomondo è sempre lui

MotoGp dopo l'impresa di Valentino. I suoi duelli impennano lo show in pista. Ma in tv mancano 1,6 milioni di spettatori

Il vento del deserto si è alzato forte e chi ama le moto ha ora i capelli spettinati. Proviene dal deserto del Qatar. Vento caldo, vento figlio degli sbalzi d'umore e non di pressione, vento alimentato da un festival di sospiri di sollievo. Quelli che si sono levati dal motomondo in cerca di eroi dopo aver visto che razza di gara aveva appena concluso lui, Valentino Rossi, lui secondo dietro a Marquez prodigio. Lui che a 35 anni («ma nelle moto conta più la passione del fisico e dell'età») aveva fatto vedere che si può stare davanti a un meraviglioso fenomeno di 14 anni più giovane. Il vento del deserto è arrivato spinto dai sospiri di sollievo di tutto l'ambiente perché la sensazione grande e forte è stata una soltanto: che domenica sera non si sia trattato del replay 2013 e di un secondo posto poi smentito per gran parte della stagione. Stavolta Vale c'è di più e con lui c'è di più la sua Yamaha, moto ora affidata all'italianissimo Silvano Galbusera «mi è subito piaciuto il suo modo di lavorare».

Vento di sospiri che si sono levati ovunque: in tv ad esempio. Sky canta vittoria elencando i 2.3 milioni di spettatori in chiaro su Cielo e i 900mila sulla pay che fanno in tutto 3.2 mln. Mancano però all'appello 1.6 mln visto che in chiaro, su Italia 1, nel 2013, e sempre con Vale secondo, erano stati 4.8. E sospiri di sollievo sono arrivati dal governo del motomondo, là dove tutto si decide e tutto - in particolare di questi tempi - si cambia. Perché non si tratta di egocentrismi italici del tipo «il campionato più bello del mondo» come si diceva ormai tanti anni fa della nostra serie A. Il nostro Vale è davvero il centro del motomondo. La riprova nelle ovazioni degli emiri sugli spalti di Losail ad ogni suo sorpasso. Ed è così ovunque.

Un vento di sospiri dal deserto che potrebbe però un giorno portare tempesta. Da domenica è infatti ancora più chiaro che questo campionato si accende solo se c'è il Vale di mezzo. Perché i successi di Lorenzo non emozionano se non dopo i duelli con lui; e i record e sorpassi e funambolismi di Marc hanno senso e incantano solo se sono con lui, contro di lui o paragonati ai suoi. Forse per questo chi governa il motomondo sta escogitando trovate circensi a raffica. Per prepararsi a quando il Dottore, vincente o perdente, penserà ad altro. A quando la MotoGp si troverà senza il suo punto di riferimento. Di più: la sua unità di misura.