Sarri oltre i tormenti. Insegue la prima volta con la sua Signora

Ieri ha diretto tutto l'allenamento: si va verso l'esordio in panchina contro la Fiorentina

Contro il Parma e il Napoli, prime due avversarie affrontate in campionato, ha soltanto guardato. E anche nei giorni che avevano preceduto i due match si era limitato a organizzare il lavoro dei suoi collaboratori, non potendo dirigere personalmente gli allenamenti a causa del divieto impostogli dai medici. Adesso, con la polmonite diventata ormai quasi un ricordo, Maurizio Sarri pare pronto e riprendersi la Juve al cento per cento: salvo colpi di scena ulteriori (leggi: un altro stop imposto dallo staff sanitario), sabato pomeriggio il tecnico toscano di nascita - ma napoletano nel cuore sarà a bordo campo. A Firenze, contro la Viola di Montella ancora ferma a zero punti: magari con Ribery fin dal primo minuto, certamente con Chiesa che la Signora avrebbe voluto portare a Torino fin da questa estate.

Sarà quindi anche se per il momento è meglio dire sarebbe' la prima volta di Sarri alla guida della sua squadra in una partita ufficiale: inevitabili la curiosità e l'attesa, certo non solo per verificare se il tecnico si presenterà in tuta o con la giacca. Inevitabile, sì, perché Sarri alla Juve è stato il tormentone di fine primavera e inizio estate. E perché Sarri alla Juve suona come rivoluzione culturale, non solo come un cambio d'abito. Certo, la squadra ammirata nella prima ora della sfida contro il Napoli è parsa già sintonizzata sulle sue corde, salvo poi dimenticarsi tutto e farsi infilzare tre volte in un quarto d'ora prima di trovare la vittoria grazie alla sciagurata autorete di Koulibaly: urge però una conferma lunga novanta minuti, con automatismi difensivi che funzionino a dovere e un possesso palla attento e propositivo insieme. Si cercano insomma passi avanti, pure perché mercoledì prossimo i bianconeri renderanno visita all'Atletico Madrid nella prima giornata di Champions e non è che al Wanda Metropolitano si potrà scherzare.

E' stata peraltro, da qualunque parte la si voglia guardare, un'estate strana. Perché, oltre a dovere fare i conti con la polmonite, Sarri ha dovuto maneggiare con cura una rosa pantagruelica. Con tanti giocatori di primissimo livello. Forse troppi, anche. Lo aveva del resto detto lui stesso il 10 agosto scorso, prima della malattia: «Dobbiamo tagliare qualcuno prima della Champions, altrimenti la situazione rischia di diventare imbarazzante». Come non detto, invece. Nessuno se n'è andato e, anzi, è toccato a lui comunicare a Emre Can e Mandzukic che l'Europa l'avrebbero vista con il binocolo. La qual cosa non lo ha messo di buon umore, tutt'altro: uomo di campo era e uomo di campo resta, senza tanta predisposizione alle chiacchiere e ai (delicatissimi) equilibri di spogliatoio. Insomma: archiviata la polmonite, bisogna adesso che Sarri si cali in tutto e per tutto nel ruolo di allenatore della Juventus. Durante la settimana, sia dentro che fuori dal campo: ieri ha diretto interamente la ripresa degli allenamenti. E il giorno della partita nei pressi della panchina, prendendo probabilmente appunti come sempre. Un nuovo inizio lo attende: tra uno spigolo e l'altro.