Schwazer, operazione trasparenza con vista Rio

Il diavolo e l'acquasanta, il marciatore dopato reo confesso e il guru della lotta alla farmacia proibita. Alex Schwazer e Sandro Donati hanno ufficializzato la loro collaborazione: il secondo, consulente della Wada, l'agenzia mondiale antidoping, farà da spalla al primo nella sua rincorsa, anzi marcia considerando la disciplina dell'atleta altoatesino, verso le Olimpiadi di Rio. Che arriveranno dopo la scadenza della sua squalifica (29 aprile 2016). Anche se, dopo la fattiva collaborazione con gli inquirenti della procura di Bolzano, ora proverà a chiedere uno sconto di pena, previsto nel regolamento Wada.

L'operazione, «benedetta» dal presidente del Coni Malagò e dalla Fidal - che però ha già stabilito una deadline al 30 ottobre prossimo per il pass olimpico -, sembra ardua ma non impossibile. «Paura di tornare a gareggiare? Troverei molto peggio finire così», le parole di Schwazer. Per ripartire, l'atleta si trasferirà a Roma a sue spese. Avrà al suo fianco la manager Giulia Mancini e il suo legale Gerhard Brandstaetter, e a seguirlo ci sarà uno staff composto oltre che da Donati, dal tecnico Mario De Benedictis - già tecnico del fratello Giovanni, bronzo olimpico nella 20 km di marcia a Barcellona 1992 - dal professor Mario D'Ottavio (uno dei massimi esperti del ramo ed ex membro della commissione di vigilanza ministeriale della legge antidoping) e l'ematologo Benedetto Ronci. Tutti lavoreranno a titolo gratuito.

«Il progetto? Un ritorno all'agonismo fatto in maniera trasparente nato per riabilitare la mia credibilità - così Schwazer -. Spero che facendo le cose per bene possa passare il messaggio che si può andar forte senza doping. In passato Donati mi ha criticato duramente, ma mi sono reso conto della sua battaglia. Direi una bugia dicendo che sarei tornato lo stesso, per lui sarei andato pure in Siberia».

«Sicuramente è un progetto di rottura di continuità ma il tempo lo richiede - così Donati, che ha accettato la sfida dopo il cambiamento di rotta di Schwazer, che ha offerto piena collaborazione ai magistrati anche con una voluminosa documentazione che ha ricostruito nei dettagli la sua vicenda -. È ipocrita pensare che la lotta al doping finisca con la colpevolezza dell'atleta ed è una viltà vedere i dirigenti farsi indietro quando un atleta incappa nello scandalo doping». Il progetto di Schwazer è sostenuto anche dall'associazione Libera di don Luigi Ciotti: «È un'iniziativa con una forza simbolica che speriamo aiuti altri atleti a usicre dall'ombra».