Serbia e Croazia, il bello e il brutto del calcio italiano

Kolarov segna il primo «nostro» gol alla Costarica, Mandzukic trascina Perisic&C. con la Nigeria

Riccardo Signori

Il festival dei belli e impossibili ci ha regalato un pizzico di made in Italy. E magari qualche stella di merito al nostro calcio. Che dire di Croazia e Serbia, eternamente affascinanti fin quando non si fa sul serio? Sono squadre da preliminari, poi si ritraggono in preda al mal di testa. O alla testa fra le nuvole. Sono partite anche stavolta con il piede del conquistatore, qualche fatica, ma subito al sodo. Gol che contano di gente che conta: in Italia. Kolarov ha segnato la prima rete, definiamola made in Italy, di questo mondiale: una punizione da giocarsela con Ronaldo per la miglior esecuzione. Mandzukic ha trascinato la Croazia nel fare a spallate per conquistare autorete e rigore contro la Nigeria: il meglio del repertorio, quest'anno un po' affievolito a casa Juve. Fors'anche per mugugni interiori dovuti al ruolo da ricoprire. Qui sta al posto suo: si vede e si sente.

Il vento dell'Est non si spegne mai nel mondo del pallone: è calcio per piedi buoni, storicamente dotato, sul tappeto rosso del mondiale pure stavolta ottimi giocatori. Non sempre, quasi mai, grandi vincitori. Suvvia, noi italiani possiamo pur regalare un pizzico di tifo. Vedi la Croazia e insegui il Mandzukic, meraviglioso guerriero, gli ondivaghi Brozovic, Perisic, Kalinic, il Badelj che fa mercato, Pjaca e Strinic che cercano dimensione e, perchè no, il Kovacic transitato a Milano e finito in panchina a Madrid. Ti immergi nella Serbia e luccicano bontà nostrane: il solito Ljajic che promette tanto e mantiene meno, salvo la linea dura del non voler cantare l'inno. Eppoi Kolarov capitan garanzia, Milinkovic marchio di qualità. Tra Serbia e Croazia corre un confine approssimativamente lungo 217 km. Nel pallone sembrano due paesi incollati al confine italiano: potete scoprirci tutto il bello e il brutto del nostro calcio.