Serie A, raddoppiate le lesioni muscolari negli ultimi 10 anni

Lo dicono i medici del calcio riuniti in un convegno a Roma. Il chirurgo Mariani: "Alcuni allenamenti e preparazioni danneggiano gli atleti"

Muscoli dei calciatori di serie A sempre più di cristallo. «Stiramenti, rotture o strappi dei flessori negli ultimi 10 anni sono raddoppiati tra i professionisti. Frutto di metodiche di preparazione che puntano a sviluppare l'esplosività del calciatore, ma così aumentano il rischio. L'incremento è stato più accentuato in alcuni club di serie A ed è molto legato alle singole stagioni. Tra le cause influiscono anche il grande numero di partite giocate in una stagione e il poco tempo di recupero dopo l'infortunio». Ad affermarlo è Pier Paolo Mariani, chirurgo ortopedico pro-Rettore dell'Università Foro Italico di Roma al XVII Congresso nazionale «Le patologie nel calciatore oggi» promosso dalla Libera associazione medici italiani del calcio (Lamica) a Roma. Associazione che rappresenta il 90% dei medici dei club professionistici italiani del pallone.
«Le patologie da sovraccarico sono diventate oggi quelle più diffuse: le tendinopatie e le lesioni muscolari ripetute. Si gioca tanto e spesso non c'e il tempo per un buon recupero», spiega anche Enrico Castellacci, presidente Lamica e medico della Nazionale di calcio italiana.

«Negli anni molte squadre di Serie A hanno però sviluppato un'opera di prevenzione degli infortuni muscolari con protocolli 'ad hoc' - osserva Mariani - da nuove e più sensibili metodiche di allenamento a un lavoro più attento con il team medico-sportivo». Per i traumi da gioco e le rotture di menischi e legamenti del ginocchio, infortuni tipici del calcio, «non c'è stato un incremento - sottolinea il chirurgo - probabilmente proprio per questa attività di miglioramento del lavoro di allenamento che può ridurre il rischio di infortunio».

Il segreto per evitare ai campioni di vedere la partita dalla tribuna per colpa di un crack muscolare od ortopedico è il lavoro in team svolto dai medici, preparatori e allenatore: «Deve essere costante - precisa Mariani - non devono esserci compartimenti stagni, il medico deve parlare con gli allenatori. Nel caso di un'operazione al menisco è meglio un buon recupero dell'atleta, che accelerare questa fase e vederlo poi tornare sotto i ferri. Alcuni mister hanno questa mentalità e ciò aiuta il team sanitario».
«Oggi la figura del medico sociale ha acquisito un suo ruolo, anche i presidenti dei club l'hanno capito - sottolinea Castellacci - Serve una persona qualificata e professionale, bisogna poi essere scientificamente molto aggiornati. Si possono curare gli atleti in maniera moderna e questo tipo di interventi sono introdotti poi a cascata anche sulla popolazione. La cura del legamento crociato anteriore - prosegue il medico degli Azzurri - è diventata comune grazie alla ricerca fatta sui calciatori».
Il congresso della Lamica è anche un appuntamento per i medici del calcio per sbrogliare alcuni nodi ancora non risolti dal punto di vista sindacale. «Mancano ancora due tasselli per completare lo sforzo fatto fino ad oggi - evidenzia Castellacci nel suo intervento introduttivo - il contratto per il medico e riconoscere la sua figura anche in consiglio federale Figc».

Commenti

ingenuo39

Lun, 15/12/2014 - 18:51

Sono d'accordo su tutto. Però se i giocatori non fanno una "vita" da atleti, tutto questo è inutile perchè in allenamento fanno quello che gli viene chiesto in modo inufficente e non con il dovuto impegno Sportivo necessario cosi da evitare o ridurre infortuni sciocchi.

Ritratto di Michimaus

Michimaus

Mar, 16/12/2014 - 16:09

10 anni fà si giocava solo la Domenica pomeriggio. Adesso 3 volte la settimana... e normale che le probabilità di farsi male siano quantomeno raddoppiate.