Sessanta volte Pro Recco in vasca col mito di Achille

I liguri della pallanuoto, con 60 vittorie di fila, sono nella storia. E in una galleria indimenticabile

Le grandi squadre, i campioni dello sport, vivono due volte. Una come grandi, l'altra come invincibili. Nel primo caso fanno storia, nel secondo ci accompagnano nel regno dell'impossibile, almeno fino a quando gli avversari non troveranno il loro punto debole. Capitò al pelide Achille, che non riusciva a proteggere il suo tallone in un corpo che sembrava immortale, succede a chi ha incantato i sudditi del suo regno sportivo. I record sono fatti per essere battuti, ma, come diceva quel filosofo francese, se vuoi vedere avverare i sogni svegliati e prova a realizzarli, non importa se domani un altro farà meglio di te.

Se lo staranno dicendo i giocatori di pallanuoto che hanno messo la calottina del Recco arrivato alle 60 vittorie consecutive, imbattuti dal 2014, niente, forse, in confronto alle 105 vittorie consecutive delle cestiste greche dell'Athinaikos, alle 88 della UCLA del grande maestro John Wooden, alle 80 dei masnadieri che giocavano a basket per l'Aris Salonicco. Dietro al Recco di oggi hanno scoperto il loro tallone i pallavolisti della Robedikappa Torino del professor Prandi fermati alla casella 51 successi, il Simmenthal di Cesare Rubini, 47 vittorie consecutive, un campionato, quello del 1962, chiuso con 26 successi su 26 partite.

Storie grandi, senza tempo, come quelle di Moses sui 400 ostacoli, di Bolt che si è preso tutte le medaglie olimpiche, come Carl Lewis, Nurmi, Zatopek, la Blankers Koen. Certo anche loro hanno perduto, sono stati colpiti quando pensavano di essere invincibili, succederà anche al Recco, come è successo ai mitici Lakers di Los Angeles dopo 33 vittorie, a Golden State che l'anno scorso fece tanti record nella NBA, ma poi perse il titolo contro Cleveland.

Chi non ricorda il Benfica e i suoi calciatori, 26 vittorie, o i New York Giants del baseball, gli hockeisti di Pittsburgh pinguini da combattimento per 17 successi consecutivi? In Italia, in questi mondi tanto speciali abbiamo avuto il Milano baseball di Gigi Cameroni capace di arrivare a 39 vittorie, una meno dell' Asiago di hockey su ghiaccio. Il grande sport si alimenta di queste leggende e nessuno sa quando nascerà una squadra nazionale capace di fermare gli squadroni che gli Stati Uniti possono mandare alle grandi manifestazioni. Da quando li ha guidati Mike Krzyewski, che lascerà il posto al guru di San Antonio Gregg Popovic, hanno sempre vinto, 53 partite in 10 anni dopo il veleno del bronzo mondiale 2006.

Pensavano di non avere avversari i tutti neri del grande rugby neozelandese fino a quando a Chicago, dopo 18 successi di fila, le hanno prese dall'Irlanda restando a due successi dal primato italiano dell' Amatori Rugby di Milano, anche se sulla bilancia ci sono pesi diversi. Era convinta di essere imbattibile l'Inter di Mancini che nella stagione 2006-07 si fermò a 17 vittorie consecutive; ha scoperto le sue debolezze da poco il Real Madrid di Zidane che ha fatto peggio degli stessi campioni merengues nella stagione '60-61 (15 successi, 1 in meno del Barcellona del 2010-11).

Certo i primati, come i gol, i tiri in porta nei vari sport, vanno pesati e una carriera tipo quella della Pellegrini sembra oggi inimitabile. Più facile dominare dove gli avversari sono deboli, niente è paragonabile ai primati negli sport veramente universali, ma una serie vincente resta nella storia del tuo sport e per arrivarci non servono soltanto i campioni, ci vuole una grande società alle spalle, un allenatore di qualità.

Come valutare le 72 vittorie delle pallavoliste di Ravenna in 2 anni, o le 58 delle cestiste di Vicenza organizzate dalla passione del grande Concato? Voi direte che non avevano avversari all'altezza, come si diceva per il Simmenthal, ma per arrivare a certi traguardi serve davvero qualcosa di speciale. Giusto ricordarli, celebrarli, pazienza se poi hanno anche perduto.

Di Achille ci ricorderemo sempre, delle squadre vincenti, dei campioni che hanno fatto la storia non potremo davvero dimenticarci. Lo sport è l'unico spettacolo che non ha mai lo stesso finale, una magia, un incantesimo che lo rende speciale quando lo racconti, quando vai a cercare le motivazioni che hanno permesso di tramandare una certa tradizioni a squadre che, magari cambiavano qualche giocatore, giocatrice, ma alla fine restavano imbattibili.