Fausto Rossi: "Simeone è più catenacciaro degli italiani"

"La sua squadra gioca in modo atipico per la Spagna e al Calderon è difficile far bene"

Il regalo più originale gliel'ha fatto un tifoso del Valladolid. Un fotomontaggio che lo ritrae nei panni di Davide contro un enorme Golia blaugrana. Fausto Rossi, talentino scuola Juve emigrato nella Liga, è il ragazzo che sabato scorso ha “matato” il Barcellona di Messi. L'italiano che ha messo in riga i grandi di Spagna. Un'impresa, come e più di quella che attende il Milan di Seedorf nella tana dell'Atletico.

Fausto, domenica sera il Real Madrid ti ha ospitato in tribuna d'onore al Bernabeu: un bel ringraziamento per aver fermato i rivali…

«Sì, ho ricevuto anche i complimenti del presidente Florentino Perez. Per me, italiano e simpatizzante madridista, segnare al Barça è una sensazione speciale».

E anche una piccola rivincita per la finale dell'Europeo Under 21 persa con la Spagna la scorsa estate…

«Una soddisfazione doppia. Ci tengo a tenere alto il nome dell'Italia, ora che sono all'estero. Qui in Spagna hanno tanti pregiudizi su di noi: ci dipingono come catenacciari e non sempre hanno ragione».

Ti riferisci all'andata di Milan-Atletico?

«Anche. I rossoneri sono stati condannati dagli episodi. L'Atletico è una realtà atipica nel calcio spagnolo: non fa possesso palla, è forte sulle palle inattive. Insomma, Simeone gioca all'italiana più di noi».

Però nella Liga è ad appena tre punti da Ancelotti…

«I numeri non mentono mai. L'Atletico è una squadra con la “S” maiuscola, quasi al livello di Real e Barcellona. E il Vicente Calderon è uno stadio caldissimo, dove è difficile far bene…».

Quindi il Milan è spacciato?

«No, ma deve segnare subito. Per poi far leva sull'effetto Champions che da sempre è nel dna del club. Dopo lo 0-1 di San Siro serve un'impresa da Milan».

Un po' come la tua. L'ultimo gol l'avevi fatto all'Albinoleffe, in B, quasi due anni fa…

«Già, ma venendo al Valladolid mi sono messo in gioco. Nella Liga la qualità è alta, però hanno subito creduto in me. E ora lo posso dire: ho fatto la scelta giusta».

Anche fuori dal campo?

«Qui costa tutto meno che in Italia. La crisi è forte anche in Spagna, ma si vive con il sorriso sulle labbra. Da noi no…».

Però c'è sempre tempo per tornare in Italia: sei ancora di proprietà della Juve…

«Prima penso a salvarmi con il Valladolid, che ha anche il diritto di riscatto sul mio cartellino».

E magari un giorno ti apriranno le porte della Nazionale. Qualcuno che sa come si segna alla Spagna fa sempre comodo.

«Ho 23 anni, sono ancora in tempo per la maglia azzurra. E poi niente è impossibile. Me ne sono accorto sabato».