Il Sir G del Tour, miracolo della scuola britannica

Thomas dalla pista al trionfo di Parigi: "Gli inglesi nuova forza ciclistica. Alpe d'Huez la ciliegina"

Dicono che quando c'è da fare festa, Geraint Thomas è il primo a dare inizio ai fuochi d'artificio e l'ultimo a cedere il passo. Il Signor G visto ieri, però, sembrava quasi intimorito, spaesato, stordito da un'attenzione mediatica alla quale non era abituato. È apparso stranito anche nel vedere il suo capitano, Cris Froome, in formato cameriere, pronto a porgergli il flute di champagne per la tradizionale foto di rito. «Mi gira la testa, e non è per lo champagne», dirà poco dopo, prima di salire sul gradino più alto del podio su sfondo Arc de Triomphe.

La City Hall di Cardiff dall'altra sera è illuminata di giallo in suo onore. Probabile che sarà nominato Sir, come l'altro campione olimpico capace di vincere la corsa ciclistica più importante al mondo: Bradley Wiggins. Ma a Geraint, chiamato così dai suoi genitori Hewell e Hilary, in onore di un protagonista della saga arturiana, non dà peso a queste cose. «Devo rilassarmi per un po' dice nel dopocorsa la maglia gialla -. In queste settimane sono successe tante cose e tutte molto velocemente. Non mi sono mai soffermato su quanto mi stava accadendo, ma ho solo continuato a pensare giorno per giorno, aiutato da un team eccezionale, e da un amico e un capitano come Chris (Froome, ndr) che è forse più consapevole del sottoscritto di cosa sono riuscito a fare. Quale è il segreto di tutto questo? Il lavoro. Tanto lavoro svolto con un gruppo eccezionale, fatto di eccellenze, le più preparate e qualificate al mondo».

È tutto un flash, attorno alla maglia gialla. È tutto un brulicare di telecamere che vogliono scoprire questo ragazzo gentile, che da campione della pista è diventato uno dei più fedeli gregari del proprio capitano, per poi trasformarsi in uomo vincente. «Lo so che molti restano straniti, che non si capacitano, ma noi inglesi siamo una forza ciclistica nuova, che ha dovuto imparare i segreti del mestiere, e mettersi in discussione. Ora raccogliamo quello che abbiamo seminato».

Ma sono in tanti che gli chiedono quale sia stato il momento in cui si è sentito a tutti gli effetti legittimato a considerarsi il leader della squadra più forte del mondo. Quando ha sentito che quella che poteva essere una parentesi felice per questo Mister X, è diventata a tutti gli effetti la vera mission di Mister G. «Sull'Alpe d'Huez ho fatto qualcosa di importante dice il gallese, che dopo la squalifica di Armstrong, può anche vantarsi di essere l'unico corridore ad avere vinto sull'Alpe in maglia gialla -. Il giorno prima avevo vinto anche a La Rosiere, ma vincere su una vetta così importante e iconica per il ciclismo è stata una vera consacrazione: forse lì ho convinto il mio team, e ho vinto il mio Tour».