Sirigu, il 12 che fa squadra ​In Francia rivincita sul Psg

Buffon influenzato riposa, Conte apre la porta al sardo Messo in panchina dai parigini, titolare in azzurro

Dietro Buffon, il nulla. O quasi. Perché la straordinaria longevità del portiere bianconero, da quindici anni titolare inamovibile della Nazionale, ha messo in luce il mancato ricambio generazionale dei portieri. Ecco che il debutto tra i pali azzurri in questo Europeo di Salvatore Sirigu con l'Irlanda fa notizia. Come fa notizia la febbre che da qualche giorno affligge il capitano della Nazionale, che comunque, vista la qualificazione conquistata in anticipo, avrebbe lasciato spazio al suo vice. Nessuno in realtà ha mai messo in discussione lo strapotere di SuperGigi, per tutti punto di riferimento fuori e dentro il campo. Resta il fatto che ai "poveri" Marchetti e Sirigu, i suoi colleghi nel gruppo presente in Francia e nel giro azzurro da oltre un lustro, sono rimaste le briciole. Così come altri portieri in passato: da Amelia a De Sanctis, da Curci a Viviano, Mirante e Consigli. Appena 11 le presenze del portiere della Lazio, che ebbe la sua chance nel Mondiale sudafricano del 2010 sostituendo l'infortunato Buffon all'inizio del secondo tempo di Italia-Paraguay e poi rimase titolare fino alla Slovacchia, punto di non ritorno di quella sfortunata avventura azzurra. Sirigu ne ha collezionate 16 (quasi 1200 minuti complessivi), compresa l'ultima amichevole pre Europei contro la Finlandia. Anche lui subentrò a Buffon al Mondiale, quello brasiliano del 2014, nella gara d'esordio contro l'Inghilterra per poi tornare subito in panchina. Il portiere del Psg era dato per spacciato, anzi "bollito" come lo definì il collega Aurier. Il tecnico dei transalpini Blanc gli ha preferito il tedesco Trapp, ma Sirigu non ha mai perso l'appoggio dei tifosi ogni volta che ha avuto chance di essere titolare. E sono quasi passate inosservate le statistiche elaborate dal Cies (l'osservatorio internazionale del football) che lo hanno indicato come uno dei portieri più efficienti in Europa a livello di percentuali di parate. Persino il quotidiano Le Figaro lo ha elogiato definendolo «emozione, un eroe che tra i pali si nota». E l'Equipe ha dovuto fare retromarcia dopo aver condotto lo scorso anno una battaglia per la sua esclusione, attribuendogli grandi responsabilità per l'eliminazione del Psg nei quarti di Champions con il Barcellona. Amatissimo da Ibrahimovic, le cronache raccontano di un Sirigu scatenato nel bagnare di champagne lo svedese nei festeggiamenti per la Coppa di Lega francese vinta ad aprile. Con tanto di party a Las Vegas nel quale il portiere, l'attaccante e Verratti sono risultati tra i più scatenati. Sì, perchè se nel lavoro sul campo Sirigu è molto preciso e concentrato, fuori è uno dei più burloni. Ed è così anche nel gruppo azzurro, come ha raccontato ieri Marco Parolo: il 28enne portiere di Nuoro, che ha il senso del piazzamento di uno Zoff e il corpaccione impenetrabile di Peruzzi, che ricorda nel carisma. Non a caso lo stesso Peruzzi lo ha spesso indicato come il dopo Buffon. «Ma Gigi è una colonna della squadra, sarà un orgoglio per me in futuro dire che ho giocato insieme a lui, averlo come compagno in azzurro per tanti anni è stata una fortuna», ha detto a Coverciano nei primi giorni del lavoro di preparazione agli Europei. Dopo la stagione difficilissima al Psg, Sirigu sembra avere le valigie in mano (ci sono le sirene italiane dell'Inter). «Ma al mercato non ci penso e la parte economica non sarà importante». Più importante farsi trovare pronto alla chiamata di Conte mercoledì a Lille (dove dei titolari giocheranno solo Barzagli e Florenzi, mentre c’è ottimismo per il recupero di Candreva negli ottavi). Magari per scriversi un futuro in azzurro, quando Gigi lascerà e prima che arrivi il fenomeno milanista Donnarumma.