Da Del Sol a Morata, un filo tra Juve e Real

Quando Luis Del Sol arrivò a Torino aveva vinto due volte la Liga, una volta la coppa dei Campioni (passò dal Betis al Real nel mese di aprile, giocò le due semifinali e la finale!) e l'Intercontinentale. Alfredo Di Stefano lo chiamava "il postino", il sivigliano recapitava palloni correndo avanti e indrè in un "movimiento" che piaceva tanto ad Heriberto Herrera. Del Sol aveva ventisette anni e la Juventus degli Agnelli lo pagò 350 milioni di lire, cinquanta volte la cifra che il Real aveva versato al Betis. La stella di Luis Del Sol è oggi una delle cinquanta nello Juventus stadium, a memoria di un grande di sempre. Cinquantatrè anni dopo, Alvaro Morata non insegue stelle, è giovane e da Madrid è arrivato con una clausola che ne prevede il rientro in Spagna in cambio di 30 milioni di euro, salvo si trovino altri accordi. Due spagnoli diversi, per tecnica e spirito, un centrocampista di passione e di temperamento, un attaccante di velocità e astuzia. E' il filo che lega Juventus e Real, un filo diventato d'oro con il passaggio a centocinquanta miliardi di lire di Zinedine Zidane, la cui moglie desiderava il mare ma trovò Madrid e il Real, il massimo per chi gioca a football.

La memoria risale a una diretta televisiva in bianco e nero, soltanto il secondo tempo andò in onda, la Juventus vestiva una divisa totalmente black e andò a vincere 1 a 0 al Chamartin, il Bernabeu. Enrique Omar Sivori fu l'attore perfido di quella notte storica, con una sua testata, anticipo del gesto mondiale di Zidane, mandò a giacere in barella il terzino Pachin che aveva osato dirgli " hombre te falta la pluma por parecer un indio ", Sivori parlava la stessa lingua, per noi sarebbe "ehi, ti manca una piuma per sembrare un indiano!". La Juventus perse il ritorno a Torino 1 a 0 con un gol di Di Stefano, al tempo era prevista la bella che fu giocata a Parigi con il trionfo delle merengues 3 a 1 e un gol di Del Sol. Luis ha ottant'anni gli stessi di un altro Luis, Luisito Suarez, amico e rivale del Barcellona prima e dell'Inter dopo, fette di vita e di sogni che nessuno potrà mai cancellare.

Storie che tornano non soltanto alla mente ma segnano la coppa e il rapporto antico e affascinante tra Juventus e Real. Domani sera uno stadio nuovo, due squadre diverse ma tutto è uguale ad allora, c'è sempre una maglia numero dieci indossata da un argentino al quale forse manca una piuma per sembrare un indiano ma ha una voglia matta di vincere la sfida con gli sceriffi di Perez.