Solita difesa da brividi Ma solito super Pazzini

Catania due volte in vantaggio, ma per sbloccare i rossoneri deve entrare il bomber di scorta. E risolve con una doppietta

Milano - Si raccomanda vivamente di non credere affatto al 4 a 2 con cui il Milan infiocchetta una serata da incubo. Prima di sciogliersi in un abbraccio attorno a Pazzini e Balotelli, i protagonisti di una rimonta incredibile, i berlusconiani rischiano di finire fuori strada, proprio come un anno fa con la Fiorentina (allora fu scudetto perso) per merito di un Catania nemmeno irresistibile, due volte in vantaggio e poi raggiunto a staccato nel giro di tre frenetici minuti. Se la Fiorentina vola a Marassi, la risposta del Milan poco rassicura e anzi moltiplica gli affanni già intravisti col Napoli e a Torino. Non si colgono segnali dal gioco che pure consente nella prima frazione di apparecchiare un cospicuo numero di occasioni mentre riemergono in difesa quei vuoti d'aria che fanno venire i brividi in panchina e in tribuna. A metà della ripresa, il Milan si ritrova addirittura fuori dalla Champions, al fischio di Massa invece appare lanciatissimo verso un duello che sembra promettere scintille e spettacolo. Di sicuro continuerà fino alla fine. Provvidenziale l'arrivo dalla panchina di Pazzini che pure non ha un ginocchio stabile ma basta il fiuto del bomber di razza per ribaltare il Catania e trasformare quella sconfitta allarmante in un succoso 3 a 2, poi impreziosito dal rigore di Balotelli, proprio in fase di recupero.

Non è una buona compagna di viaggio la frenesia. Si capisce al volo che il Milan ha voglia di chiudere in fretta i conti col Catania e rispondere ai tre squilli di tromba della Fiorentina. Ma la frenesia, nel calcio, può provocare anche qualche guasto, specie nella mira dei suoi attaccanti che pure si liberano al tiro ripetutamente, come accade appunto al Milan di ieri sera capace di collezionare almeno 5-6 occasioni da gol nella prima frazione senza riuscire a forzare il blocco catanese esaltato da un paio di parate prodigiose del deb Frison (uno che si ritrova dal Manfredonia a San Siro senza avvertire la minima tensione). La missione milanista si complica poi se le presenze di Amelia in porta e Bonera al centro del dispositivo di sicurezza finiscono per trasferire nell'intero drappello difensivo una sensazione di incertezza diffusa. Così riaffiorano i vecchi difetti denunciati nei primi mesi della stagione appena una punizione da tre-quarti del Catania trova puntuale la testa di Legrottaglie nella deviazione vincente. A quel punto l'attacco a testa bassa del Milan diventa assedio scandito da una traversa (scolpita da Boateng), salvataggi sulla linea (Frison) e una serie di tiri murati. Solo Flamini, tra i più efficaci in area altrui, riesce a trovare sulla sirena il varco giusto che rimette in pari il risultato.

Alla frenesia si aggiunge nella ripresa l'evidente affanno e un gioco macchinoso, mentre gli errori in difesa si moltiplicano. E se sul primo gol di Legrottaglie c'è il buco di Bonera, sul secondo di Bergessio c'è una dormita collettiva dopo palla persa da Nocerino (impresentabile) con responsabilità diretta di Abate. A quel punto l'intervento di Pazzini è una correzione istintiva ma decisiva perché procura una svolta inattesa. Due volte si ritrova in area con la palla da mettere in buca e due volte va a segno, la prima dopo una deviazione del portiere su missile di Balotelli, la seconda al culmine di un'azione che procura le velenose proteste del Catania (Gomez a terra dopo uno scontro con Boateng ma l'arbitro è nei pressi e giudica con metro inglese). El Shaarawy sbaglia una, due, tre conclusioni (è lui il problema), Balotelli scivola, se la prende con l'arbitro mentre la curva intona un coretto digustoso su Zanetti. Prima di rimettere piede sulla poltrona del terzo posto il Milan sfiora il baratro. E nonostante il largo 4 a 2 restano intatti tutti i peccati commessi dagli Allegri boys, i limiti traditi e quella banda del buco denominata difesa.