Sorprese Gnoukouri e Suso: il domani per scordare l'oggi

I due giovanissimi scelti dagli allenatori movimentano una gara spenta. Il 18enne ivoriano regge anche gli scontri fisici. Il 21enne spagnolo zigzaga a destra col suo sinistro

Se questo è il presente di Milano e del derby che fu, snodo decisivo di sfide epiche per scudetto e Champions League da rivedere la sera in tv con i nipotini, beh allora è forse meglio rifugiarsi nel futuro. E scommettere, nell'attesa di nuove improbabili rivoluzioni, sul talento di qualche giovane virgulto appena sbocciato sul prato di San Siro in una serata d'apparente primavera che regala qualche brivido di freddo autentico e rare emozioni. Le stelle, le poche stelle dell'orsa, stanno a guardare mentre il derby prima di assestarsi promette un'Inter audace e reattiva, questione di 15, 20 minuti al massimo, intendiamoci bene. Cedere poi il passo alle risposte del Milan è uno sviluppo quasi naturale. Perciò è meglio puntare su un paio di ragazzi che scoprono per la prima volta l'effetto di uno stadio pieno, gli occhi di mezzo mondo puntati sull'arena. Prendete il deb dell'Inter, per esempio. Ha ragione Mancini nell'indovinare in quel ragazzino giunto dalla Costa d'Avorio, Gnoukouri per dimenticare il resto dell'identità, doti promettenti. Anche in fatto di personalità. La tensione nemmeno lo sfiora, la pressione non lo condiziona e lui, opposto a Van Ginkel che è il suo contrario, biondo ed elegante, dal passo felpato, sgabbia che è un piacere infilandosi anche in area rossonera per tentare l'imboscata. Non ha ancora 19 anni, a settembre il compleanno, e proviene dalla primavera. Alla sua età o quasi, altri, Pogba per fare un cognome che luccica, sono titolari inamovibili e qui invece c'è bisogno di una doppia squalifica (Guarin e Brozovic) per vederlo affrontare la sera da non dimenticare. È un ragazzo che non patisce nemmeno gli scontri fisici e se c'è da uscire da una gabbia in elegante dribbling, beh offre qualche spunto che il popolo neroazzurro gradisce e sottolinea con un boato. Segue le tracce del papà, carrellista, prima a Parma e poi a Vicenza, e si ritrova dalle parti di Appiano per il fiuto di un procuratore che ne intuisce le qualità. Non ha ancora il fisico per reggere fino in fondo, e Mancini che sa centellinare le sue risorse lo richiama sotto la doccia, a godersi il resto della notte, con gli occhi stregati di un bambino ammesso al luna park.

Certo ci vuole occhio per accorgersi in fretta che anche Suso, spagnolo di Cadice, 21 anni portati con sfrontatezza, può servire alla causa di questo Milan modesto che ha bisogno di pungere, col suo sinistro malandrino, per sottrarsi al giogo interista. Da gennaio è a Milanello senza fare notizia, passando anzi quasi inosservato fino al penultimo giorno di marzo quando si presenta a Reggio Emilia per un'amichevole che sembra inutile e che diventa invece il suo trampolino di lancio. Perché il giovanotto, che ha tra l'altro antenati in Piemonte (Rifreddo, provincia di Cuneo), perciò uno tosto, infila un paio di slalom conclusi da un paio di fulmini che accendono i riflettori. Specie ad Arcore dove Silvio Berlusconi, dinanzi al video, vede, ammira e segnala. «Ma questo è uno che promette» manda a dire per la soddisfazione di Adriano Galliani che ne prese nota durante il Mondiale under 19 e da allora ne seguì le tracce e gli spostamenti, fino a reclutarlo a zero euro. Prima al Liverpool, poi in prestito all'Almeria. «Questa non è l'ora dei giovani» sostenne Pippo nei giorni successivi, pensando forse che dovesse toccare ai più esperti della compagnia portare il Milan fuori dalle secche di una classifica deprimente. E invece a due passi dalla notte del derby la sorpresa. Spalancando a Suso la corsia di destra dove Juan Jesus soffre e rischia con un cartellino giallo sulla schiena. Anche lui, come Gnoukouri, non regge fino in fondo, non può reggere, una sola partita nei muscoli è benzina insufficiente per sprintare fino ai titoli di coda. Se il derby è questo, meglio puntare sul futuro. E far finta di niente se per caso da mister Bee arriva un incitamento fuori luogo e fuori protocollo che qualche sorriso provoca.