Squadra nata male. Le colpe di Rino non siano un alibi

A parte il silenzio assordante di Giorgetti e Gravina sui buu con i quali è stato accolto e scortato dai tifosi laziali Bakayoko, c'è da fare un attento sopralluogo sui resti del palazzotto Milan messo a ferro e fuoco dalla splendida Lazio che pure ha perso per strada il suo miglior esponente (Milinkovic Savic) senza ricevere alcun danno al gioco. In queste ore sono in tanti a riconoscere il peccato originale di questo Milan passato nel giro di due anni dalle cure di Silvio Berlusconi ai misteri di Yonghong Li, al faraonico mercato di Fassone e Mirabelli fino all'intervento riparatore di Elliott con Leonardo salito in corsa. Da quella stagione, scandita da 11 acquisti di discutibile cifra tecnica, è nata la mediocrità denunciata oggi dopo mesi segnati da un miracoloso rendimento. Non c'è un solo esponente di quel mercato che oggi possa dirsi degno del passato glorioso del Milan. Hanno deluso tutti, Musacchio e Rodriguez, Kessiè e Biglia, Calhanoglu e Borini coinvolgendo nello scadimento anche qualche esponente ereditato, tipo Suso

È vero: lo schieramento deciso da Gattuso, inedito per certi versi, partiva da due presupposti innegabili. Primo: impossibile non tenere conto delle due sfide decisive ravvicinate, la Lazio mercoledì e il Torino domenica; decidere che i cambi andavano realizzati nel match che non valeva la Champions, forse ha avuto un senso frantumato dalla sconfitta. Secondo: la formula del 3-4-2-1, improvvisata qualche giorno prima, proprio contro la Lazio e a Parma, aveva offerto qualche rassicurante segnale. Sul conto di Gattuso e del suo staff si devono mettere semmai le modalità con cui ha subito il gol in contropiede micidiale, partito da un angolo battuto in modo maldestro da Suso. Era già accaduto con l'Udinese. Allora fu Okaka a tagliare a fette i resti della gendarmeria rossonera, mercoledì è stato Immobile a colpire. Considerare Gattuso il responsabile unico è comodo oltre che scontato, riflettere sulla portata del progetto cinese e sui successivi interventi un doveroso sforzo di memoria collettiva.