Le storie di sport e del nostro Paese raccontate dagli atleti diventati eroi

Un format innovativo che dà spazio al dietro le quinte dei grandi campioni

Chi l'ha detto che lo sport è soltanto un mero gesto tecnico e atletico. Lo sport è molto di più. È tecnica, cuore, socialità, sofferenza, sacrificio, impegno, sudore, vittoria e sconfitta. E tante altre cose, che probabilmente non si vedono e magari possono sembrare poco importanti. Ma ci sono e contano tantissimo. Comprenderle e capirle non è facile, raccontarle lo è ancora meno. Per provare a narrare la vera essenza dello sport a 360 gradi ecco «Nazionali», trasmissione in onda da questa sera su Raidue a mezzanotte e mezza, subito dopo la Domenica Sportiva.

Non è la solita trasmissione sportiva. La scelta narrativa è completamente diversa e innovativa. A parlare sono solo e soltanto i protagonisti, senza voci fuori campo e senza troppi fronzoli. Spazio a racconti ed emozioni con il supporto di musica ed immagini realizzate con tecniche cinematografiche. Dodici i personaggi scelti come protagonisti delle dodici puntate in programma. Quello che viene fuori dalle loro testimonianze non è soltanto la loro storia personale ma anche uno spaccato del nostro Paese e di tutto il dietro le quinte della vita di un campione, dai sacrifici fatti dalle loro famiglie per coltivare le passioni dei figli, alle difficoltà incontrate nel percorso intrapreso verso la notorietà ed il successo. Un programma che vuole uscire dagli schemi canonici tanto che i dodici personaggi scelti non sono calciatori ma protagonisti di successo di altri sport.

Si parte questa sera con il judoka Fabio Basile, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, passando per la pattinatrice Carolina Kostner, il pallavolista Ivan Zaystev, i ciclisti Vincenzo Nibali e Fabio Aru e la nuotatrice Rachele Bruni. Particolari e uniche le storie e gli aneddoti emersi, proprio come quella che riguarda la Bruni, medaglia d'argento nei 10 km ai Giochi Olimpici e prima atleta medagliata italiana dichiaratamente omosessuale. «Il padre di Rachele - spiega il direttore di RaiSport Gabriele Romagnoli che ha voluto fortemente questa trasmissione - ci ha raccontato che ha preso il primo aereo della sua vita proprio per andare a Rio a vedere Rachele e lo ha fatto insieme alla compagna della figlia. Quella famiglia ha attraversato in un giorno solo due oceani, uno fisico e uno culturale».

Romagnoli ha affidato il programma a Enrico Testa, già curatore di «Novantesimo Minuto» che si avvale dei giornalisti della testata e di filmaker che hanno realizzato una sorta di docufilm, della durata di trenta minuti, in cui far emergere l'essenza dell'atleta nella sua interezza, spiegando i motivi per cui è riuscito a diventare, almeno per un giorno, anche un eroe nazionale. Grazie ai suoi risultati in primis, ma anche e soprattutto con il suo esempio di atleta e persona. Per la Rai una nuova e ambiziosa sfida, per lo sport un'importante possibilità di raccontarsi a tutto tondo. MBas