Suarez-Dzyuba, i ribelli domati

Uno mordeva gli avversari, l'altro prendeva in giro il ct

Uno ha la lingua più tagliente di una spada, l'altro morde(va) gli avversari. Due tipi belli tosti Artem Dzyuba e Luis Suarez, attaccanti di Russia e Uruguay che si giocano oggi il primato nel girone. Idoli per i propri tifosi, un po' meno per gli avversari. Giocatori molto diversi tra loro per caratteristiche, storia e anche talento. Suarez non ha bisogno di presentazioni: una carriera piena zeppa di gol, trofei e riconoscimenti, costellata però da una serie di incidenti e controversie più consoni a un teppista da strada che a un calciatore. Testate, pugni, ombrelli lanciati (a un allenatore), insulti razzisti, fino ai famigerati morsi, disseminati tra Olanda (Bakkali), Inghilerra (Ivanovic) e Brasile (Chiellini). Quest'ultimo episodio, avvenuto nel corso del Mondiale 2014, ha tracciato una netta linea di demarcazione. Oltre non si poteva andare. Il Barcellona gli ha affiancato uno psicologo e, da quel momento, Suarez è cambiato. Il giocatore, persona esemplare fuori dal campo (una vita famigliare tranquilla, mai un eccesso), sembra aver sconfitto i demoni che lo affliggevano una volta messo piede in campo.

La storia di Dzyuba è profondamente diversa, visto che al Mondiale casalingo nemmeno avrebbe dovuto esserci. Un anno fa era stato cacciato dalla nazionale alla vigilia della Confederations Cup per dissapori con il ct Cherchesov, debitamente preso in giro su Instagram con tanto di imitazione una volta lasciato il ritiro. Il rapporto con gli allenatori è sempre stato complicato per Dzyuba. Ai tempi dello Spartak Mosca chiamava Unai Emery Trenerishka, nick spregiativo liberamente traducibile come allenatoruncolo. Allo Zenit viveva da separato in casa con Roberto Mancini, che a metà stagione lo mandò in prestito all'Arsenal Tula. Quando le due squadre si affrontarono in campionato, Dzyuba pagò di tasca propria 150mila euro, ovvero la penale prevista dal contratto di prestito, scese in campo e all'89' segnò il gol del 3-3, con tanto di esultanza davanti al futuro ct dell'Italia. Cherchesov lo ha convocato per disperazione dopo l'infortunio di Kokorin, lui ha risposto con 2 gol in 99 minuti giocati. Adesso non mima più i baffoni del tecnico ma festeggia facendo il saluto militare, quasi a voler omaggiare il comandante della truppa. Sempre però con la linguaccia di fuori.