È subito lotteria al Tour. Tra cadute e testate il giallo che non t'aspetti

Teunissen vince a sorpresa la prima volata La sua squadra ha una divisa gialla discutibile

Bruxelles È una festa, ma a ben vedere la volata finale sembra girata da Quentin Tarantino, visto che è parecchio pulp. Cadute, spallate, testate: non ci si fa mancare niente. L'uomo più atteso è un corridore olandese, Dylan Groenewegen, che in questa stagione le ha già suonate a tutti più e più volte. È chiaramente il più veloce: lo dicono i suiveurs, lo ribadiscono gli allibratori.

La sua squadra, la olandese Jumbo Visma, che è qui con una discutibile maglia gialla che agli organizzatori del Tour non dà fastidio (strano, ai tempi di Pantani la sua Mercatone Uno cambiava il giallo con il blu per non offuscare la maglia di leader: proprio un bel modo di festeggiare i 100 anni del simbolo più prezioso), sapeva di poter ambire al traguardo più prestigioso. Tappa e maglia doveva essere, e tappa e maglia è stato. Solo che da questa folle volata, esce un altro numero, l'87 di Mike Teunissen. La prima maglia gialla la prende chi non ti aspetti. È un Tour che festeggia, ma allo stesso tempo sorprende. Sullo strappetto finale che tanto strappetto non è, a tutti gli uomini più attesi si accorcia il fiato e si appesantiscono le gambe. A festeggiare, tra l'incredulità generale, è questo olandese di 26 anni che viene dal ciclocross. Lui è qui per fare da apripista a Groenewegen, ma siccome il suo capitano ad un chilometro e mezzo dal traguardo vede ben di finire per terra, non si tira indietro e tira dritto. Un volatone da campione, che lascia di stucco nientepopodimeno che Peter Sagan e va non solo a cogliere il primo successo al Tour, ma anche la prima maglia gialla, quel simbolo che quest'anno è ancora più speciale perché compie cent'anni.

«Stavano morendo tutti sulla linea: è incredibile. Io dovevo aiutare Groenewegen, e adesso sono in maglia gialla: è un giorno strano. Non riesco ancora a capire cosa mi sia successo», commenta il ragazzo premiato da Eddy Merckx che regala all'Olanda la maglia gialla dopo 30 anni (Breukink, ndr). È un giallo che non abbaglia e un pochino spegne la grande festa del Tour. È un giallo che dopo una tappa velocissima (quasi 45 di media), fa evaporare i sogni di molti favoriti. Quello che ci resta più male è Peter Sagan (22° secondo posto al Tour, eguagliato Erik Zabel, ndr).

Tra i grandi delusi, gli italiani: quasi tutti piazzati. Battuto e rallentato da qualche testata ad opera di Caleb Ewan (in questo caso la giuria ha chiuso entrambi gli occhi), il nostro Elia Viviani, che non trova il varco e forse le energie per coronare il sogno. Dei nostri benino Nizzolo e Colbrelli, quarto e quinto. Nei dieci ci finiscono anche Trentin e Viviani.

Tra quelli che non se la ridono per niente, c'è l'ultimo re del Tour Geraint Thomas, che nella volata finisce contro le transenne, e il nostro Damiano Caruso che assieme a Jakob Fuglsang, a 18 km dal traguardo, finiscono entrambi per terra. Paura anche per Nibali, che nella volata per la vittoria, viene centrato in pieno da Groenewegen: il siciliano è bravo a restare in piedi. «L'ho scampata bella», dirà lo Squalo. Oggi lo attende un bell'esame: la cronosquadre sempre a Bruxelles. Il suo Team Bahrain - di proprietà della McLaren - sente di poter fare una buona corsa: per proseguire questo Tour in pole position.