Sul grande giorno di Nibali l'ombra di un giallo Rosa

Il gregario azzurro a rischio squalifica: avrebbe saltato tre controlli antidoping. Come il canottiere Abbagnale

La vigilia azzurra si tinge di giallo per il caso Rosa. Tutto sotto controllo per il presidente federale Renato Di Rocco, ma da giorni sui social il popolo del ciclismo si divertiva a cercare l'azzurro misterioso che era partito per Rio nonostante avesse saltato tre controlli a sorpresa. Il corridore ricercato o da localizzare come uno dei personaggi rari di Pokemon go è Diego Rosa, 27 enne piemontese, compagno di squadra di Aru e Nibali alla kazaka Astana e prossimo a migrare verso la spagnola Movistar con Quintana e Valverde. Un caso che richiama alla mente quello di Vincenzo Abbagnale, squalificato sedici mesi dal tribunale nazionale antidoping del Coni, in quanto il canottiere azzurro aveva sommato in un anno tre mancate reperibilità ai controlli.

Così la vigilia azzurra si tinge di giallo e la tensione per una gara che vale una vita sale anche per quel briciolo d'imbarazzo che si viene a creare quando la domanda non riguarda prettamente la corsa. A sentire il presidente Di Rocco però, non esiste alcun problema. «Il ragazzo ha saltato un controllo a giugno dello scorso anno, ha presentato una memoria difensiva che però non è stata accolta dalle autorità competenti ci spiega il presidente federale -. Mentre il 23 e 25 giugno scorso, poi, c'è stato un problema di incomprensione con gli ispettori Uci inviati per i controlli prima del campionato italiano. Hanno sbagliato il luogo e si è trattato di un vizio di forma e non di mancati controlli. Ma quello che più conta è che non si è trattato di un errore del corridore ma degli ispettori e l'episodio è stato chiarito. Quindi, nessun caso. Diego Rosa può regolarmente partecipare alla prova olimpica».

Sereno Di Rocco, tranquillo Davide Cassani, il quale ha pensato solo a mantenere alta la concentrazione della truppa. Nibali è placido, come sempre. Calmo e serafico prima di un grande avvenimento. E la corsa olimpica lo è. Se questo sia un buon segno, Davide Cassani non l'ha ancora pienamente capito, ma non dovrà aspettare poi molto per scoprirlo: l'appuntamento è per oggi, dalle 14,30, ora italiana, quando scatterà la corsa (254 km) che potrebbe valerci l'oro. Anche in questo caso non sarebbe un oro qualsiasi, ma speciale, visto che potrebbe essere il numero 200 della storia azzurra.

«Io sono prontissimo», si limita a dire il vincitore del Giro a chi gli chiede come stia, con quell'aria decisa e concentrata che lo accompagna in questi giorni. Un mezzo sorriso gli ha illuminato il volto solo quando il premier Renzi ha detto alla spedizione azzurra di voler vedere un italiano in cima al podio prima di prendere stasera l'aereo del rientro.

Bisogna solo avere pazienza e calma olimpica. Non avere fretta, perché il percorso di oggi è esigente e duro come pochi. La selezione sarà un fatto del tutto naturale: che viene da sè. «È il circuito più duro di sempre» conferma Cassani. M è anche quello che pensa il siciliano, alla sua terza Olimpiade, la prima da leader designato, ruolo nel quale si spera che si possa trasformare in Squalo. Lui sa che oggi è il giorno, quello con la «G» maiuscola: un oro a Rio lo proietterebbe nella storia, dopo una carriera già da leggenda, con i tre Grandi Giri in bacheca.

Vincenzo è in cima anche al pronostico degli scommettitori, appena sotto a quel Valverde che molti indicano come pericolo numero uno. Ma in una corsa come quella di oggi, i pericoli per i nostri azzurri arrivano da più parti: i francesi Alaphilippe e Bardet, l'irlandese Martin, il mai satollo Chris Froome, i colombiani Chavez e Pantano e anche l'ex iridato Rui Costa, che da buon portoghese spera di infilarsi nella contesa olimpica da imbucato.