Sviste arbitrali Così non var

di Filippo Grassia

A ltro che ardua sentenza. Bastava un replay, uno solo, per capire che il pestone di Fonte ai danni di Francisco Silva, con tanto di piede del primo su quello del secondo, era da punire con il rigore. L'arbitro di Portogallo-Cile, semifinale di Confederations Cup, l'iraniano Faghani, ha lasciato giocare facendo cenno che il contatto fra i due calciatori era regolare. Miope. Ma i suoi colleghi della Var, sistemati comodamente davanti ai monitor, come hanno potuto assecondarne la decisione in presenza di immagini chiarissime? In meno di 10 secondi avrebbero avuto l'opportunità d'intervenire e non l'hanno fatto, perché? Il Cile ci ha rimesso un rigore colossale, per sua fortuna ha vinto proprio ai rigori della lotteria finale. Figuratevi quali e quante polemiche sarebbero scaturite in caso di qualificazione alla finale del Portogallo che dal dischetto ha fallito tre colpi in sequenza.

Var nel caos. La colpa non è della tecnologia, che ha svolto per intero il suo compito, ma degli arbitri che ancora non hanno confidenza con la novità voluta da Infantino, il presidente della Fifa, e non s'intendono fra loro. Niente è più come prima: in molti ancora non l'hanno capito, non ci riescono o fanno orecchie da mercanti. L'arbitro deve cambiare il modo di gestire la partita nelle azioni che implicano l'intervento della Var. Il decisionismo non paga più. Infatti Faghani, con i suoi modi spicci e autoritari, ha messo fuori gioco i colleghi e poi non se l'è sentita di cambiare opinione. A meno che, ipotesi remota, perfino gli addetti alla moviola non ci abbiano capito nulla. S'è consumata così una colossale ingiustizia, come ai vecchi tempi.

Posto che tutti i responsabili di questo pasticcio vanno cacciati, l'utilizzo della Var dovrebbe comportare lo stop del gioco per evitare che si verifichino fatti importanti (falli da giallo o da rosso, magari da rigore, addirittura una segnatura) durante la verifica delle immagini. Si arriverà, vedrete, al tempo effettivo: 60' in totale. I cultori del vecchio calcio storceranno il naso. Ma la Var, al di là dei modi d'attuazione che vanno raffinati, è sinonimo di giustizia. Lo è anche il tempo effettivo. E qualcosa si può anche pagare per avere un risultato aderente al canovaccio della partita. L'avvento della tecnologia sta portandoci a un calcio più proletario.