"Team Sic", gioia storica. Vittoria e bacio di papà: "Perché Marco da lassù..."

Paolo corre incontro alla gigantografia del figlio «Glielo dovevo. Pure lui vinse qui la prima gara»

Quel bacio. Del padre al figlio. Del padre che c'è al figlio che non c'è più. Quel bacio che racconta di vittorie e successi ma anche e soprattutto di una tragedia e di una violenza. La tragedia di un campione e splendido ragazzo morto in pista a 24 anni; e la violenza contro la più sacrosanta fra le leggi della natura: che i genitori non sopravvivano mai ai figli.

Quel bacio di papà Simoncelli alla gigantografia di Marco, ieri, nel box di Jerez de la Frontera, al termine della gara di Moto3, un attimo dopo aver visto tagliare il traguardo Niccolò Antonelli e Tatsuki Suzuki in sella alle Honda del suo team, la Squadra Corse Sic58, quel bacio racconta tutto questo e un'enorme mancanza. Perché a quasi otto anni dalla morte di Marco Simoncelli, il dramma che commosse il mondo dello sport raccogliendo un intero Paese attorno a questa famiglia, il Sic è ancora così presente fra tutti noi. Simoncelli nostro Senna, nostro Ayrton, nostro campione però non malinconico come il brasiliano, bensì ricciolo sorridente con le braccia lunghe e aperte come nella foto che lo catturò angelo nel giorno della festa per il titolo mondiale 250. Il Sic perpetuato nella nostra memoria anche grazie al commovente impegno di questo padre e della famiglia, con la fondazione, il museo, gli eventi e soprattutto questo team da due anni nel motomondiale.

Quel bacio racconta dolorosamente tanto e troppo per chiunque ami lo sport, per chiunque abbia seguito e trepidato per Marco, soprattutto per chiunque abbia un figlio. Perché non c'è nulla di più tragicamente caldo del gesto di baciare la foto di chi se n'è andato per sempre. Eppure questo padre l'ha fatto. D'istinto. Correndo nel garage. Cercando Marco che non c'è più per noi ma c'è per lui. «Perché questa è la nostra prima vittoria nel motomondiale» ha detto, «perché come team è arrivata proprio qui, sulla pista dove quindici anni fa Marco aveva conquistato il primo successo» ha detto, «perché trovo pazzesco che a distanza di tanti anni tutto si sia ripetuto allo stesso modo, anche con la doppietta: due compagni di squadra primo e secondo, esattamente come era accaduto quella volta con Marco...» ha detto. «E perché tutto questo mi fa pensare che Marco ci abbia lavorato da lassù. Quel bacio glielo dovevo».

Commenti

Fjr

Lun, 06/05/2019 - 11:28

Grazie Paolo e grazie al tuo team e ai tuoi piloti per le emozioni che ci avete regalato,altri padri dopo aver perso un figlio così tragicamente ,non ne avrebbero più voluto sapere delle due ruote e delle gare,tu e la tua famiglia vi siete invece gettati a capofitto nell’impresa più grande ,tenere vivo il ricordo di Marco,un ricordo che invece di sbiadire diventa sempre più forte e ci fa sentire tutti un po’ parte della vostra famiglia,noi che quella triste sera a Coriano ci siamo sentiti persi ,mentre voi a dare forza a chi aveva voluto partecipare al vostro dolore che era anche il nostro,le due vittorie caro Paolo ,sono la prova che Marco è ancora qui’ e me lo immagino a saltare dalla gioia insieme a te ai piloti e al team .