Thohir vuole San Siro per farne casa Inter. E Mancini pensa ai gol

"Io e Montella? L'ho fatto segnare tanto alla Samp. È da Milan? Ci pensi bene. Oggi sarà buon calcio"

nostro inviato a Appiano G.

Sembra preistoria, ma è solo un 3-0 subito dall'Inter nella partita di andata e si aprì una crisi. Oggi è un'altra storia, Mancini e Montella in panchina, spot del calcio che ha voglia di divertire («Spero nel buon calcio, è così raro», dice Mancio), Inter e Fiorentina in serie positiva, l'Europa sorride, il campionato ne capirà di più stasera. E Thohir ieri si è presentato in Comune, dal sindaco Pisapia, per proporre di fare di San Siro la casa esclusiva dell'Inter. Niente acquisti, per ora, solo una riqualificazione e un riammodernamento rivoluzionario. Milan e Inter dovranno già provvedere ad alcune opere in vista della finale di Champions 2016, ma il club nerazzurro vuole lo stadio Meazza in esclusiva dal 2018. Il presidente ha spiegato che manterrà la struttura, ma cambierà faccia a San Siro: soluzione per uno stadio più moderno, l'idea su carta porta ad un eccellente risultato. Sarà casa dell'Inter anche nell'attrattiva turistica. Poi ci sono i costi e la società chiederà una gestione lunga per ammortizzare i costi.

Non è escluso che Thohir inserisca nell'affare qualche investitore indonesiano. Intanto ieri è andato a trovare la squadra, parlato con Mancini, visto cinque minuti di allenamento e stasera sarà a San Siro. Ha giurato di volersi tener stretto Icardi («Sarà la nostra colonna del futuro») anche se l'Uefa chiede di veder conti alla pari tra entrare e uscite.

Appunto sui conti da far quadrare Mancio ha esitato all'idea di vendere l'argentino. «Se c'è un attaccante che fa 20 gol a stagione è difficile rinunciarci. Con i suoi soldi potresti andare a prendere altri 2-3 giocatori. Ma le punte sono decisive per i gol». Solito sfogliar di margherita: vendo o non vendo? C'è tempo.

Meglio dedicarsi alla Fiorentina. Mancio e l'aeroplanino sono stati anche compagni di squadra alla Sampdoria. E se Montella dice dell'altro: «Bravo tecnico, ha sempre migliorato le squadre allenate». Mancini gli risponde con una battuta. «Lui ha realizzato un sacco di gol, perché glieli ho fatti segnare io». Eppoi gli restituisce la carezza. «È stato un piacere giocarci insieme. E oggi sono felice per lui, perché è bravo e merita soddisfazioni». Ecco, ma qui si ferma tutto. Due goliardi di vecchia scuola e di grande raffinatezza tecnica quando stavano sul campo. Il gusto del calcio divertimento da insegnare alle squadre e stavolta qualcosa di più. Inter-Fiorentina diventa gusto e retrogusto per capire che campionato sarà da qui alla fine. L'Inter che deve vincere per riassestarsi nella zona Uefa-Champions, la Fiorentina che potrebbe allontanare un problema... nerazzurro.

Incompiute o incomplete, fate voi. Entrambe funzionano meglio a trazione anteriore. «Ma la Fiorentina adesso si è assestata anche in difesa». Ammette Mancini. L'Inter molto meno. «I nostri difensori devono diventare più furbi, capire prima cosa può accadere e avere il coraggio di giocare l'uno contro uno, senza paura». Stasera l'Inter capirà se il campionato può dirle ancora qualcosa. «Sennò ci toccherà puntare tutto sull'Uefa».

Intanto dalla Germania arrivano sorrisi e sollazzi dei tedeschi convinti di aver pescato bene nell'urna. Mancini per ora abbozza. Molto più convinto invece quando deve consigliare Montella. Chissà mai se allenatore da Milan? Un giorno lo potrebbe trovare sull'altra sponda. Il consiglio è fra le righe. Ovvero: bravo ma... «Ha esperienza per allenare tutte le squadre, anche le grandi. Però un tecnico giovane deve pensare bene dove andare e soprattutto dove gli permettono di lavorare con tranquillità». Chi vuol intendere, intenda.

E stasera largo ai giovani, vabbé c'è pure Podolski. Ma Inter -Fiorentina comincia così.