Il tifo contro? È il Palio del Duemila

Nell'era social in cui viviamo se ne leggono di tutti i colori dopo una finale come Juve-Real (1-4). Il fenomeno più singolare pare essere il «tifo contro», vale a dire gli sfottò (più o meno spiritosi) e i festeggiamenti che sono seguiti al fischio finale, esito realmente insperato di mesi e mesi di «gufismo» assoluto. Per contro tanti bianconeri, feriti due volte, non l'hanno presa con molta ironia, alcuni invocando addirittura l'alto tradimento della patria. La realtà è che il tifo contro non è un vizio innaturale che fa di qualcuno un essere spregevole. Ma è parte integrante del calcio: è l'altra metà del tifo, il suo «upside down», senza il quale questo gioco perde significato.

Il calcio, soprattutto in Italia, è ormai uno sport solo per i giocatori che vanno in campo, le cui condizioni fisiche e atletiche richiedono disciplina sportiva. Per il resto è un'altra cosa: business, spettacolo, traffico social, appartenenza. È un errore attendersi nel pallone gli standard sportivi alla de Coubertin, dove il tifo non contempla il suo contrario: se assistiamo a una finale olimpica nell'atletica o nel tiro a volo, con un italiano, è normale fare il tifo per lui e per la bandiera che rappresenta. Ma pensare che questa sia rappresentata dalla Juve in una finale di Champions, proprio no. Solo un tifoso tiepido o dell'ultim'ora può fare l'equazione italiana=Italia. Italiana non esiste: se c'è la Juve è la Juve. Mettiamola così: per i tifosi cromosomici il calcio è l'evoluzione contemporanea di plurisecolari forme di confronto tra comunità rivali.

Il suo Dna non viene dalle Olimpiadi, ma dal Palio di Siena: una gara tra contrade che si correva già nel 1200 dove il primo obiettivo non è vincere, ma far perdere la contrada nemica. Se poi si vince tanto meglio. Ecco cos'è il calcio per un tifoso italiano: una specie di Palio 4.0. Che la partita sia interna, europea o su Marte cambia niente. Così nella finale di Cardiff, oltre ai tifosi del Real, la Juve aveva contro quelli del Napoli per Higuain; quelli dell'Inter per Calciopoli e per restare gli unici del triplete; quelli del Milan per qualche scudetto nei Settanta e per tenere a distanza ogni italiana nell'albo d'oro della Coppa; e così via. Tutta gente che questo stesso trattamento ha già subito in passato e non vede l'ora di subire di nuovo, perché solo chi arriva in fondo si merita questa profonda forma di timore che è il tifo contro. Può non piacere, ma chi non lo accetta, o è un po' ipocrita, o non conosce bene il calcio e la sua storia.